L’Angolo della Spiritualità
“L’ESSENZIALE È INVISIBILE AGLI OCCHI”
Prefazione di Roberta Gargiulo
Dopo una giusta e riequilibrate pausa di riflessione, Doris ha deciso di riprendere a scrivere sulla sua Rubrica : L’Angolo della Spiritualità ed io la ringrazio per questo e condivido con voi le sue riflessioni.
Nel mio lavoro incontro spesso persone che attraversano momenti di trasformazione, di perdita, di passaggio. Ogni volta mi ricordo quanto l’essenziale della vita – ciò che ci tiene in relazione con noi stessi e con gli altri – non si lasci afferrare dagli occhi, ma si riveli soltanto nel sentire profondo.
È per questo che il racconto di Doris mi ha toccata da vicino. Nelle sue parole ho riconosciuto quella forza silenziosa che nasce dal dolore e lo trasforma in consapevolezza: la capacità di stare nel mistero senza pretendere di spiegarlo, ma scegliendo di ascoltarlo.
“L’essenziale è invisibile agli occhi” non è solo il titolo del suo testo, ma anche una verità che attraversa il mio lavoro e la mia vita: ogni incontro, ogni separazione, ogni emozione che ci attraversa è un invito a guardare oltre la forma, verso quell’essenza che continua a vivere e a trasformarci, anche quando non la vediamo.
“L’ESSENZIALE È INVISIBILE AGLI OCCHI”
(di Doris Canas-Delaney)
Quando Roberta mi ha suggerito di mettere per iscritto la mia esperienza di perdita, ho pensato: “Sì, mi piacerebbe farlo”.
Nella mente affioravano già possibili forme, parole, direzioni: come raccontarla, cosa dire, cosa condividere.
Ma quando mi sono davvero seduta a scrivere, nulla è andato come avevo immaginato. Forse perché tutto è ancora così recente, e i sentimenti, le emozioni, sono lì, esposti, vibranti, a fior di pelle.
Così, invece di scrivere, mi sono immaginata mentre scrivevo, riflettendo su ciò che avrei voluto dire. Ma, in fondo, non era qualcosa destinato agli altri: era, prima di tutto, qualcosa per me stessa.
Una cosa, però, mi era chiara: non avrei scritto del dolore, né della solitudine, né della tristezza. Non perché questi sentimenti non mi abbiano attraversata, ma perché sentivo il bisogno di andare oltre.
Fin dall’inizio della sua partenza, una certezza ha abitato la mia vita: sentivo Eugenio accanto a me. Non ne avevo dubbi. Avvertivo che mi accompagnava.
La sua Essenza era con me, e questa percezione mi ha spinta a interrogarmi sulla morte, a leggere, a cercare. Che cos’è, davvero, ciò che definisce una persona? Che cosa rimane quando la sua forma fisica non è più tra noi?
Sono forse i ricordi ciò che resta? No. Ciò che ho sentito – e continuo a sentire – va oltre i ricordi che la mente custodisce.
Ho percepito la sua ESSENZA: la presenza di un essere che non è più qui nel corpo, eppure è qui, in una forma invisibile. Invisibile agli occhi, ma potente nel cuore. Tangibile, vera, profonda.
Se chiudo gli occhi, posso evocare immagini, momenti vissuti. Ma per sentire la sua Essenza devo essere in pace con me stessa.
E, paradossalmente, la sento anche quando il mio cuore è agitato, quando è colmo di tristezza e inquietudine. In quei momenti si manifesta come una brezza lieve, che sussurra: “non temere, tutto è in ordine”. Quanti momenti come questi ho attraversato in questo tempo!
L’esperienza della perdita di una persona amata è unica per ciascuno: ognuno la vive secondo le proprie credenze, il proprio sentire, il proprio modo di pensare.
Eugenio sapeva che la morte non esiste, che è soltanto un passaggio, un varco attraverso cui l’essere più intimo si trasferisce in un altrove fatto di altre energie, di altre vibrazioni. Com’è quell’altrove? Non ci è dato saperlo, non ancora. E forse non è questo ciò che conta. Ciò che conta, per me, è come attraversare e accogliere questo processo.
Si dice che finché custodiamo nel cuore e nella mente la persona amata che è partita per sempre, essa continui a vivere. Io non lo credo così. Credo piuttosto che quella persona continui a vivere comunque, anche oltre il nostro ricordo.
Esiste, sempre. Perché la Vita non si arresta: prosegue, in altre forme, al di là di ciò che i nostri sensi possono cogliere. E tuttavia, continuare ad amare e a benedire coloro che abbiamo amato ci lega a loro attraverso un’energia diversa: un amore che si fa accettazione, che si nutre di speranza.
Mi torna alla mente un passo de Il Piccolo Principe di Antoine de Saint-Exupéry, quando la volpe chiede di essere addomesticata: “Vedi laggiù i campi di grano?… I campi di grano non mi dicono nulla. Ma tu hai i capelli color dell’oro… il grano, che è dorato, mi farà pensare a te. E amerò il rumore del vento nel grano…”
L’Essenza che percepisco è qualcosa di simile: è il suono del vento nel grano, nell’aria, tra gli alberi; è nella mia casa, nel mio cuore. Indipendente dai miei stati d’animo e dalla mia volontà. Semplicemente, esiste.
Doris
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