Il Benessere con un tocco di penna

Il libro del mese

Rubrica di letture scelte per voi da Benessere con un Tocco per la costante esplorazione dell’IO  e del corpo

Su una gamba sola

di Oliver Sacks – Adelphi – 240 pagine € 16.50  


Trama

Un incidente di montagna in Norvegia: Oliver Sacks si ritrova in un letto con una gamba che, nella sua percezione, non gli appartiene più.

All’inizio, pensa che il suo caso sia semplice e banale. Poi, si trova sprofondato in un “abisso di effetti bizzarri e anche terrificanti”.

Quella gamba alienata dal suo corpo lo induce a indagare “l’orrore e la meraviglia che occhieggiano dietro la vita e che sono celati, per così dire, dietro la superficie usuale della salute”. Quando questo equilibro precario fra salute e malattia si spezza, tutto precipita e l’immobilità porta a rivedere ciò che conta e ciò che non conta ma sopratutto a chi siamo veramente.

Perdere la percezione di un arto lede l’immagine di sé stessi, obbliga a chiedersi che cosa sia questo Sé che agisce in noi. Anche questa volta, Sacks indaga, e ci fa partecipi della sua indagine, attraverso il racconto: che sarà il racconto di uno strano viaggio “in avanti e all’indietro – perché questa sembra essere la natura del pensiero: ricondurci al suo punto di partenza, alla casa atemporale della mente”.

Per il momento, buona lettura.

L’uomo duplicato

di Josè Saramago – Feltrinelli – 270 pagine € 18.00  


Trama

Bene, ragazze e ragazzi, il libro del mese, che mi piacerebbe discutere con voi è piuttosto complesso, non difficile, ma sorprendente, profondo, a tratti inquietante ma non privo di una meravigliosa ironia e di suspense.
Narra di un tale, professore di Storia in una scuola media, che “vive da solo e si annoia o, per dirla con la precisione clinica che l’attualità richiede, si è arreso alla temporale debolezza d’animo…”.
Incontra, come ogni personaggio letterario che si rispetti, grandi difficoltà nelle relazioni col prossimo, non ricorda perché si sia sposato né tanto meno perché abbia divorziato.

Insomma un pigro, per quanto la parola sottintenda piuttosto una fisicità liquida, che peraltro ben gli si adatta, ovvero diciamo pure un proustiano “ennuie”.

Un giorno, su consiglio di un collega, noleggia un film. Con sua grande sorpresa si trova faccia a faccia con una comparsa che, ben più che somigliargli, è proprio lui. Lui davvero. Non un sosia, ma un autentico doppio. Da quel momento fa di tutto per scoprire chi sia l’attore, cosa faccia, che storia abbia, andando a vivere in una realtà parallela che forse ha già vissuto e che condurrà con l’altro se stesso.

Con ironia e acume l’autore, meraviglioso, ci conduce attraverso questo viaggio dentro noi stessi, le nostre paure, le dimenticanze, un’indagine sull’identità con improvvisi colpi di scena, dejavu e dolorosi balzi in avanti. Scoperte che non avremmo mai voluto fare.

Ripeto, non è un libro facile, i dialoghi sono all’interno della narrazione e la prosa a volte lascia senza fiato per quanto è densa di significati. E anche a sfogliarlo, il libro, lascia forse spaventati per quelle pagine ininterrotte.

Ma non dobbiamo preoccuparci perché una volta dentro la storia e compreso il meccanismo della scrittura non lo lasceremo andare, ci farà entrere dentro, viaggiare con il/i protagonisti, fino al sorprendente finale (che non ho ancora letto!).
Dunque sto parlando de “L’uomo duplicato” di José Saramago-
Se siete curiosi, qualche tempo prima che morisse, il Nobel Saramago venne intervistato da Serena Dandini.

Un vecchio uomo incredibilmente intelligente, ironico.
Se non ricordo male fu lui che disse “non sono orgoglioso delle pagine che ho scritto, ma di quelle che ho letto”.
Commuovente vero?

Per il momento, buona lettura.

Circe

di Madeline Miller – Marsilio, 2021 – pagine. 416 € 11,40 (cartaceo, tascabile) € 7,99 (ebook)


Trama

Chi è Circe? A scuola l’abbiamo conosciuta come la maga che trasforma i compagni di Ulisse in porci, ma su di lei di solito si approfondisce poco; tutt’al più si riflette sulle sue doti di ammaliatrice.  Nel poema omerico, Circe è un ostacolo, è l’ennesimo impedimento che porta Ulisse a ritardare il suo ritorno a Itaca.

Nel romanzo di Madeline Miller, Circe diventa centrale (a cominciare dal titolo). Oltre a essere una pharmakis (maga), è molto di più: tanto per cominciare, è una ninfa, figlia di Elios e di una naiade. Pochi sono i poteri divini che le vengono garantiti alla nascita, e questo viene specificato fin dall’inizio del libro. Sono tanti, invece, i tratti che la accomunano agli esseri viventi, tra cui la voce, così simile a quella degli umani, e la sua curiosità verso chi è terreno e destinato alla morte.

Pietosa verso chi subisce enormi punizioni (come Prometeo), a costo di violare le leggi degli dei, la giovanissima Circe si lascia avvincere dalla passione per un pescatore Glauco. Quando cerca di trattenerlo a sé, violando i precetti divini e perseguendo con tenacia il suo obiettivo di strapparlo alla bella Scilla, la ninfa viene punita con l’esilio sull’isola di Eea .

Si tratta di un confino a cui è necessario adattarsi, perché attorno a Circe non ci sono più le ricchezze della casa paterna, ma solo una natura ricca e a tratti impervia.  Questo luogo offre a Circe occasioni preziose per affinare le sue doti di maga. Come vedremo più volte nel romanzo, per funzionare una pozione richiede anche la giusta attitudine e le parole sono preziose per accompagnare il potere degli intrugli; in ogni caso, «la magia non può essere insegnata. La scopri da sola, o non la scopri affatto» (p. 75).  La magia è anche ciò che tutela Circe dall’arrivo di marinai pronti ad approfittarsi di lei e a depredare le sue ricchezze; ecco che allora la trasformazione in porci è una vendetta sottile, goduta con un certo spietato compiacimento.

Noi lettori attendiamo con crescente suspense l’arrivo di Odisseo sull’isola, e le nostre prospettive non vengono deluse, anche se cadono molte delle nostre convinzioni.

 Circe è una donna indipendente e ferocemente disposta a sentire la vita, in tutte le sue sfumature. Un finale inatteso ma coerente col romanzo e con la protagonista ci fa chiudere le pagine di Circe con un appagante senso di compiutezza.

Ho trovato il romanzo ben scritto, rivisitato da una autrice donna e che da a Circe, tratti in cui tutte le donne vorrebbero riconoscersi e che si riconoscerebbero se iniziassero a cercare quella femminilità autentica e sepolta da tonnellate di detriti.

Un invito alle donne a ricercare la loro vera natura e agli uomini di non avere paura da fare la scelta di essere “NESSUNO” per ritrovare se stessi.

Buona lettura!

La lettera Scarlatta

di Nathaniel Hawthorne, Newton Compton Editori – 6 euro  – 154 pagine


Trama

Nuova Colonia del New England, America, fine 1600. La porta della prigione di Boston si apre davanti a una folla silenziosa, per lasciar uscire una donna con una neonata in braccio. La lettera in stoffa scarlatta, ricamata preziosamente, che brilla sul suo petto, ricorda a tutta la comunità l’orrore e la gravità del peccato commesso. E’ la “A” del suo adulterio.

Hester Prynne è arrivata a Boston dall’Inghilterra, dove aveva da poco sposato un uomo di scienza molto più grande di lei, per il quale non nutriva amore. Impegnato con il suo lavoro, l’uomo aveva inviato la giovane sposa in America, promettendole di raggiungerla presto. Dopo due anni di separazione, quando ormai di lui non si avevano più notizie e si credeva morto, Hester si era macchiata della peggiore delle infamie per la rigida e devota cittadina puritana.

Seppur minacciata della dannazione eterna, la ragazza non aveva voluto rivelare il nome del suo complice e padre della bambina. Grazie all’intercessione del giovane parroco Dimmesdale, la pena di morte era stata commutata nell’obbligo di esporre la lettera infamante sul suo petto per tutta la vita. Così, fra il disprezzo dei parrocchiani, allontanata da tutti, Hester cresce la piccola Pearl prodigandosi per i più bisognosi, vivendo nell’ombra, riducendo al minimo i rapporti con il mondo esterno.

Ma in città due persone la osservano negli anni. Il pastore Dimmesdale, giovane e accalorato uomo di chiesa, che incanta i suoi fedeli per l’ardore dei suoi sermoni, ma la cui salute si fa sempre più cagionevole e il suo spirito sempre più dimesso, quasi fosse logorato dall’interno. E un medico misterioso, arrivato in città all’epoca dello scandalo.

Corroso dalla rabbia per essere stato tradito, il marito di Hester si è infatti infiltrato nella comunità sotto falso nome, con l’intento di smascherare il complice della moglie adultera e dare sfogo al suo odio e alla sua vendetta. Dopo sette anni di tormento e solitudine, i cittadini sembrano aver perdonato Hester, la cui vita dimessa e solitaria lascia credere che sia cambiata.

Se non sia turbata da moventi egoistici, la natura umana è per se stessa più portata all’amore che all’odio.

Quando finalmente sta per liberarsi della lettera che le pesa sul cuore, il senso di colpa del suo amante porterà tutti a un triste epilogo e la ragazza capirà che non spetta ancora a lei cambiare le regole tanto restrittive della società in cui vive.


Recensione

 L’attenzione dell’autore nel descrivere la società puritana delle nuove colonie americane dà vita a un romanzo storico unico e toccante e molto attuale ancora oggi. 

Povero di azione e ricco di introspezione, non solo dei personaggi principali, ma di un’intera comunità, questo libro è il testimone di una morale religiosa violenta e implacabile che fa di Hester un personaggio originale per l’epoca.

Hester è una peccatrice che cerca per tutta la vita di espiare le sue colpe, consapevole della gravità dell’errore e della necessità di fare ammenda per avere salva l’anima.

Eppure, alla fine, dopo anni di desolazione, quando la città pare averla perdonata, torna in lei, feroce, quello spirito forte e ribelle che l’ha spinta al tradimento. Quella passione e quel bisogno di amore e di felicità che è convinta meritino tutte le donne. Il suo istinto, nascosto così a lungo, è quello di cambiare le regole, sfuggire alla morale gretta e chiusa in cui vive, ma le sue idee sono ancora inadatte alla sua epoca.

Lo strazio e il dolore dei due protagonisti, la lotta tra colpa e innocenza, sono descritti con un’intensità unica. L’autore rivela una mentalità personale molto all’avanguardia per l’epoca e Hester è una donna che vuole essere se stessa a qualsiasi costo. C’è molto da imparare da Hester Prinn!

Il Senso della Vita

di Irvin D. Yalom, Editore Neri Pozza Narrativa – 17 euro  – 293 pagine

Cosa nasconde la psiche umana? Qual è il vero senso della vita? È vero che dolore e perdita sono solo due sensazioni di facciata che nascondono dentro di loro comunque della felicità? Cos’è la paura?

Il protagonista è l’autore stesso che scrive in prima persona. Irvin D. Yalom è uno psichiatra e scrittore. Nella sua carriera, durata quasi cinquant’anni, ha incontrato molte persone che hanno saputo davvero insegnargli molto della vita e della psiche umana.

Trovandosi in vecchiaia a domandarsi perché, pur avendo sempre rifiutato la madre, vergognandosi per il comportamento di lei e per la sua ignoranza (anche se era molto intelligente) causata dall’impossibilità di poter studiare che ha subito perché donna, continua a sognarla, a pensarla, come se volesse avere la sua approvazione, pur essendo lei morta da dieci anni. Yalom decide allora di ripensare ai suoi pazienti e ai casi più eclatanti che hanno saputo dargli maggior insegnamenti.

Nasce così Il senso della vita,  con 6 casi particolarmente significativi per lui. Sei storie fantastiche che mettono ciascuno di noi davanti ai propri fantasmi e alle proprie paure. Il tema è la morte, il principale tema di tutta la nostra vita e che influenza inconsapevolmente (forse), gran parte delle nostre scelte. 

Ogni volta Yalom ascolta, aprendo la sua mente completamente per imparare sempre di più dai suoi pazienti, addentrandosi nel labirinto della mente umana, creando un rapporto psichiatra-paziente completamente nuovo, completamente diverso da quello che gli hanno insegnato e che viene usato regolarmente e questo suo modo di lavorare è davvero unico e speciale che sono una persona fortemente empatica ed intelligente può sviluppare. 

Descrizione molto profonda del dualismo nei confronti della madre. Da una parte l’ha sempre evitata, dall’altra invece continua a cercarla per ottenere la sua approvazione e la sua stima. Tutto questo ha sollevato in me questa osservazione: noi non conosciamo davvero i nostri genitori e se non affrontiamo questi vecchi fantasmi, rischiamo di rimanere figli tutta la vita.

Yalom, pur essendo autore di moltissimi libri sui filosofi, nel Il senso della vita usa uno stile narrativo diverso: una prosa leggera che arriva direttamente al nostro cuore attraverso la descrizione di tutte le emozioni umane dei suoi personaggi. La conclusione è che il verso senso della vita, è il VIAGGIO interiore che può portare alla guarigione dell’anima solo attraverso la propria autoconsapevolezza che è personale, unica ed irripetibile. Ma la vera domanda è : Cosa è la propria AUTOCONSAPEVOLEZZA?

Buona lettura!

Nb: questa recensione è molto interessante, clicca qui e leggila

La Ballata di Adam Henry

di McEwan, Enaudi , Giulio Enaudi Editore – 10 euro

La vita di Fiona May, giudice dell’ Alta Corte britannica, ormai sessantenne, moglie devota, irreprensibile lavoratrice e stimata professionista, si trascina un po’ stancamente nella routine e nei molteplici impegni quotidiani, quando, improvvisamente, è travolta da vicende personali e lavorative che la segneranno inesorabilmente.

Da una parte il fallimento del proprio matrimonio a causa del marito Jack, docente universitario in cerca di nuove ” emozioni”, dall’ altra un tormentato caso legale che è chiamata a risolvere riguardante un diciassettenne gravemente malato, Adam Henry, e bisognoso di urgenti cure mediche salvavita contrarie al proprio e familiare precetto religioso.

Questo romanzo di McEwan affronta un tema delicato e controverso, ovvero quel confine sottile tra soggettivita’ ed oggettivita’, libero arbitrio e legalità’, auto-determinazione e diritto alla vita, eta’ e capacità’ decisionale, religione ed etica.

Lo fa in uno psico-dramma che è perfetta alternanza di vicende personali e riflessioni sul senso della vita, calma apparente e turbinio emozionale, proprio ed altrui, sullo sfondo di una Londra al solito grigia e piovosa.

I temi toccati sono molteplici e di somma importanza, concernono la religione, l’ etica, il buon senso, la morale comune, la legge, lo stato, la responsabilità’ genitoriale, medica, i protocolli di cura, tutti elementi oggettivamente presenti e fonte di acerrima discussione legale.

Perché’ e’ giusto che Adam continui a vivere, al di là’ di cervellotiche dissertazioni e guerre intestine genitoriali o precetti religiosi astrusi ed invadenti? Al termine della lettura sono molti gli interrogativi irrisolti, ma non è confusione narrativa, è solo abbondanza di temi, ed è voluta.

McEwan ha affollato e accatastato un locale disadorno una moltitudine di tracce e di storie che sta a noi scoprire, riflettere, collegare, approfondire, sviscerare.

Nel Guscio

di McEwan, Enaudi , Giulio Enaudi Editore – 10 euro

La gravidanza di Trudy è quasi a termine, ma l’evento si prospetta tutt’altro che lieto per il suo piccolo ospite.

Ad attenderlo nella grande casa di famiglia (e nel letto coniugale) non c’è il legittimo marito di Trudy e suo futuro padre, John Cairncross, poeta povero e sconosciuto, innamorato della moglie e della civiltà delle parole, ma il fratello di lui, il ricco e becero agente immobiliare Claude. Dalla sua posizione ribaltata e cieca, il nascituro gode nondimeno di una prospettiva privilegiata sugli eventi in corso, ed è lui a metterci a parte di una vicenda di lutto e di sospetto dagli echi assai familiari.

Certo, la scena non è quella corrotta e claustrofobica del castello di Elsinore. Certo, i due cognati fedifraghi, Trudy e lo zio Claude, non hanno regni nordici cui aspirare. Piuttosto a far gola ai due vogliosi amanti è l’edificio georgiano su Hamilton Terrace, decrepito ma d’inestimabile valore, incautamente ereditato da John, i cui pavimenti luridi e la cui onnipresente immondizia prendono il posto del marcio in Danimarca.

Ma amletico è il crimine orrendo che il narratore vede (o meglio sente) arrivare, e amletico è pure il suo inesauribile flusso di pensieri dubitanti, gli stessi che hanno inaugurato al mondo la danza della modernità.

Se nel testo shakespeariano l’origliamento, l’atto di spiare e raccogliere informazioni rovistando i recessi e gli anditi del regno, è spesso motore dell’azione, nel guscio l’udito è il senso privilegiato per ragioni fisiologiche, e a essere rovistati a pochissima distanza dal capo dell’inorridito narratore sono spesso e volentieri i recessi e gli anditi del corpo materno.

Mentre all’orecchio non sempre affidabile del nostro eroe non-nato si dipana la tragica detective story, nella manciata di giorni che separano il suo «esserci» dal suo protetto «non-esserci» ancora, con il conforto di qualche buon vino giunto fino a lui dalle superbe degustazioni materne, e costantemente edotto sul mondo dai programmi radiofonici di approfondimento culturale che fortunatamente Trudy preferisce a quelli musicali, il nascituro ha tempo di riflettere su di sé, sulla complicata faccenda dell’amore, sul mondo, coi suoi orrori contemporanei e con le sue desiderate meraviglie.

Ha tempo e curiosità sufficienti per farsi domande, interpretare i segni della sua realtà mediata, contemplare azioni e concludere che la sua sola salvezza, la salvezza dell’uomo, sta forse nell’esitazione.

Il Diavolo in Corpo

di Raymond Radiguet, Rizzoli, 2009, p. 185

Possiamo ben immaginare la quiete di un laghetto circondato da un bosco rado in un fresco pomeriggio estivo. Ed ecco la scena.

Lei ha un cappellino di paglia e un nastrino nero al collo. I capelli, con qualche ricciolo che sembra una parola sconcia sulla bocca di un ragazzino impubere, anch’essi neri, sono legati dietro la nuca. Il vestito leggero è a righe verticali bianche e amaranto, scollato quel tanto che lascia intravedere un seno non generoso ma sensuale. La barca a remi – e già, perché è lei che rema – scivola piano sull’acqua più ferma di un ragno che sta per predare una mosca. E lui? Lui ha gli occhi chiusi, la testa appoggiata tra le sue gambe, la camicia celeste come incollata al corpo dall’immaturità e dalla debolezza del suo carattere. E quello che vedete tra i due, che entra ed esce dalla loro pelle, che tiene le mani su quelle della ragazza e l’aiuta a remare (o a star ferma?), che le fa aggrottare le sopracciglia o sorridere in modo amaro, che tenta di non far aprire gli occhi di lui, che gli trattiene il respiro, più a noi che a lui in verità, beh, quel tale porta il nome invisibile di Diavolo. Possiamo finanche leggere le sue labbra, dato che come tutti sanno, il Diavolo non parla, mentre sussurra peccato.

Peccato, ecco cos’è quel di scabroso che può esservi in una storia d’amore e passione tra un’adolescente e una “signora” di diciotto anni, dato che è sposata e il marito è al fronte per difendere la patria. Si attenua il disprezzo dei sentimenti dall’atmosfera irreale di un sogno, dalle metamorfosi continue di ciò che accade nella fanciullezza in cui tutto è alterato. È una catastrofe sobria, tenera e ben proporzionata all’età dei protagonisti, e dello scrittore. Che, forse non a tutti è noto, ha scritto questo libro a sedici anni.

A tratti è l’amore, a tratti il disamore, il sospetto del tradimento, l’infedeltà, non sapere cosa fare, sapere cosa fare “…a forza di pensare a Marthe, ci pensavo sempre meno. Nella mia mente succedeva quanto capita allo sguardo che vaga sulla tappezzeria di carta della camera. A forza di guardarla, gli occhi non la distinguono più…”. Ragazzetti, capricciosi e volubili, ecco quello che sono. Ma cosa c’è da imputare, a dar colpa a un bimbetto o poco più se questa è la sua natura. Com’è appunto la natura del Diavolo che racconta, e sì, è lui che racconta (o mi sono sbagliato?) con crudezza una semplice storia d’amore tra due adolescenti. Ci trascina e ripete ossessivamente durante tutto il libro e con pedanteria, come solo gli adolescenti sanno essere, l’amore e il non amore, la passione e il disincanto. Come l’ambiguità di chi non sa ancora chi e cosa vuol essere e soprattutto cosa vuol diventare. Il tutto sotto la maestosa regia dell’incantatore primigenio, del dissimulatore, del perverso mentitore. Che, come noto, non è il Diavolo ma lo scrittore.

Leggiamolo dunque, leggiamo “Il Diavolo in Corpo” di Raymond Radiguet, Rizzoli, 2009, p. 185 e soprattutto guardiamo il film del 1947 con Gerard Philippe.[1] Ma mi raccomando, non quello di Marco Bellocchio, per carità!

[1] Di Gerard Philippe vi suggerisco di vedere anche “Juliette o la chiave dei sogni” di Marcel Carnè, “Il piacere e l’amore” di Max Ophuls, insomma tutti i suoi film…

Nove Vite come i GattiNove Vite come i Gatti

di Marcherita Hack e Federico Taddia – best BUR

128 pagine  – 9 euro

Bellissima Biografia di Margherita Hack (astrofisica e intellettuale di fama mondiale 1922-2013) E’ stata presidente onorario dell’Unione degli Atei e degli agnostici razionalisti. Che dire di questo libro se non di leggerlo: semplici nei suoi contenuti ma complesso nella lettura della personalità della Hack. Vi riporto solo qualche frase che mi è piaciuta molto: “La felicità è essere contenti di ciò che si ha!”, un mio collega di Merate di diceva sempre: “sei un besione tutto stupore e senso” Mi ritrovo abbastanza in questa definizione. Non ho mai avuto tormenti metafisici, ma a volte mi meraviglio guardando la vistità di quello che ci circonda. Mi meraviglia l’infinità di relazioni che tengono in piedi il mondo per come lo conosciamo, ma mi limito a registrarle e a prenderne atto. Non è una sensazione che mi tormenta. E ancora : ma anche adesso nonostante gli anni e gli acciacchi, tante cose mi danno ancora la felicità. Il mio lavoro, scrivere, stare con Aldo (marito) e con i miei animali, la vita di tutti i giorni. a novant’anni c’è chi mi chiede se ho rimpianti, ma non è un sentimento che mi appartiene. Altri, lo vedo nei loro occhi, vorrebbero sapere perchè non ho figli. Ma credo che la risposta potrebbe lasciarli delusi: Aldo ed io non li abbiamo voluti, perchè non abbiamo quella vocazione……. BUONA LETTURA!