Teologia Laica :

Prefazione di Roberta Gargiulo

Ho pensato di chiudere la Rubrica Teologia Laica ora che Eugenio non c’è più, ma poi mi è venuta una idea!!

Perchè non proporre a Doris, sua moglie e compagna di una vita, di prendere il suo posto? Si, l’idea mi è piaciuta proprio;  gliel’ho suggerita, e lei, incuriosita, l’ha accettata.

Scopriremo via via quanto queste 2 persone avessero in comune, e sarà Doris a svelarsi piano piano.

E’ la persona perfetta per prendere in mano la nostra Rubrica della Teologia Laica!!

Ben arrivata Doris siamo davvero felici di averti con noi ! Ti lascio subito la parola, anzi la scrittura!

Roberta

Riflessione sulla Teologia Laica 

(di Doris Canas-Delaney)

Roberta mi ha chiesto di continuare a scrivere come faceva Eugenio sul suo sito. Ma il pensiero profondo di Eugenio, il suo spirito critico, la sua lucidità nel cogliere ciò che va oltre lo sguardo quotidiano, non possono essere imitati.

Ora che è stato pubblicato quello che viene considerato il suo Testamento spirituale, ho sentito il desiderio di scrivere anch’io qualcosa: una riflessione personale su ciò che questo significa.

Un testamento è innanzitutto un lascito: spesso economico, ma non solo. Esistono anche lasciti di altra natura, e tra questi vi è quello spirituale, che rappresenta un cammino di ricerca e di riflessione su ciò che si è scoperto.

Un cammino che, se vissuto con sincerità, apre sempre a qualcosa di nuovo e genera il desiderio di condividerlo, di non custodirlo dentro di sé, ma di mostrarlo agli altri, per dire loro che anche loro possono dare un senso alla propria vita, guardarla con occhi diversi e arricchirsi attraverso di essa.

Questo lascito può avere due forme: la prima è quella di utilizzare gli strumenti e i metodi che un’altra persona ha usato, per intraprendere la propria ricerca secondo la propria sensibilità, i propri pensieri, il proprio modo di essere; la seconda è quella di lasciarsi ispirare dalla vita di quella persona, riconoscendo ciò che risuona dentro di noi e approfondendolo.

E a cosa porta tutto questo?

Alla scoperta della nostra identità più autentica e unica. Perché, quando si comincia a incontrare sé stessi, la vita smette di apparire dura e pesante: diventa come una danza che si compie al ritmo di una musica sempre nuova.

Si vive in modo più leggero e armonioso, seguendo la musica dell’Universo.

Eugenio questo cammino lo ha percorso. Sono convinta che ciò che ha trovato sia stato la sua forza fino all’ultimo dei suoi giorni.

Il suo pensiero costante era questo: “trovare Dio nella sua Opera“. Diceva che non aveva bisogno di cercarlo nelle chiese: gli bastava contemplare l’Opera per vederlo e sentirsi profondamente amato. E l’Opera di Dio abbraccia tutto: dal più minuscolo essere microscopico fino all’immensità del cosmo.

Dall’uomo che abita nella selva come un “selvaggio”, fino all’uomo che scruta le stelle con un telescopio, lancia satelliti nello spazio o progetta di costruire una navicella per viaggiare un giorno verso altri pianeti.

La teologia di Eugenio, in definitiva, fu un incontro profondo con il Divino, attraverso il riconoscimento del sacro nell’esperienza quotidiana.

Doris

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