Pavimento pelvico e corsa:

dalla paura dell’impatto alla capacità di adattamento del corpo

Non proteggere soltanto: allenare, adattare e far crescere le competenze del pavimento pelvico

Le riflessioni contenute in questo articolo prendono spunto dal webinar della fisioterapista e ricercatrice Marina Guallar, da anni impegnata nello studio della relazione tra corsa, salute del pavimento pelvico e attività fisica femminile.

Mi è piaciuto il suo approccio moderno basato su evidenze scientifiche. 

Qualche informazione su di lei: 

  • La Dottoressa Guallar lavora sull’adattamento del corpo al carico e all’impatto;
  • La Dottoressa Guallar si occupa di riabilitazione del pavimento pelvico nelle donne sportive;
  • La Dottoressa Guallar studia il ritorno all’attività fisica e alla corsa dopo il parto;
  • La Dottoressa Guallar approfondisce la relazione tra biomeccanica, respirazione, impatto e continenza urinaria.

Il webinar è stato molto interessante perché smonta tanti allarmismi sul pavimento pelvico e sullo sport, soprattutto sulla corsa, e lo fa con un approccio scientifico ma anche molto umano.

Il messaggio centrale è forte e chiaro: il pavimento pelvico non è fragile, ma è una struttura capace di adattarsi, allenarsi e diventare più competente se stimolata nel modo giusto. 

Alcuni punti principali emersi durante il webinar

  1. La corsa NON è uno sport ad “alto impatto” per il pavimento pelvico

Uno dei miti più diffusi è che correre “rovini” il pavimento pelvico.

La dottoressa Guallar spiega che:

  • la corsa è uno sport di impatto, ma non di alto impatto;
  • altri sport come volley, basket o salti generano forze molto maggiori;
  • durante la corsa la pressione addominale non è continua e costante, ma ciclica;
  • il corpo è progettato per adattarsi a questo tipo di carico.

Inoltre, la percentuale di incontinenza urinaria nelle donne che corrono è molto simile a quella della popolazione generale.

Quindi il problema non è la corsa in sé, ma:

  • come il corpo gestisce il carico,
  • la quantità di stress,
  • la progressione,
  • e le condizioni individuali della persona.
  1. L’impatto della corsa può essere terapeutico

Questa è forse la parte più rivoluzionaria.

Il pavimento pelvico:

  • si attiva prima dell’impatto in modo anticipatorio;
  • e si attiva dopo l’impatto in modo riflesso.

Perfino nelle donne con incontinenza esiste questa risposta automatica.

Questo significa che: l’impatto, se ben dosato, può diventare un allenamento per il pavimento pelvico.

 

Quindi:

  • piccoli salti,
  • corsa sul posto,
  • progressioni graduali,
  • esposizioni brevi ma frequenti

possono essere strumenti riabilitativi molto efficaci.

Il principio è identico a quello dell’allenamento: il tessuto si adatta allo stress quando lo stress è proporzionato alla sua capacità.

  1. La respirazione continua è più importante della “respirazione perfetta”

Molte persone cercano tecniche respiratorie “perfette” per proteggere il pavimento pelvico.

La risposta della dottoressa Guallar è molto interessante:

  • non esiste una respirazione ideale valida per tutti;
  • non bisogna ossessionarsi con l’espirazione nello sforzo;

Durante la corsa è praticamente impossibile sincronizzare perfettamente il respiro con ogni impatto.

Quindi il consiglio è:

  • respirare in modo naturale,
  • fluido,
  • continuo,
  • senza trattenere il fiato.

Anche questo è un messaggio importante: meno controllo forzato e più organizzazione spontanea del corpo.

  1. Si può tornare a correre anche prima dei 3 mesi post parto

Altro mito smontato.

La regola rigida dei “3 mesi” non vale per tutte.

Se:

  • la donna è vlutata bene,
  • i test funzionali sono positivi,
  • il carico è progressivo,

si può iniziare molto prima con:

  • corsa intervallata,
  • brevi esposizioni,
  • alternanza cammino-corsa.

Non si tratta di “far fare sport a tutti i costi”, ma di: rispettare il desiderio della donna e accompagnarla gradualmente.

  1. Correre in gravidanza può essere sicuro

Un altro tema molto delicato affrontato con grande equilibrio.

Le linee guida moderne mostrano che:

  • l’attività fisica in gravidanza è benefica;
  • riduce complicanze;
  • migliora la salute materna e fetale;
  • e una donna attiva spesso sta meglio di una sedentaria.

La corsa:

  • può essere mantenuta anche in gravidanza;
  • persino fino al parto,
  • se non ci sono controindicazioni mediche
  • e se la donna si sente bene.

La parola chiave è: comfort.

Quando il corpo sente che qualcosa è troppo, spesso la donna modifica spontaneamente:

  • intensità,
  • volume,
  • frequenza.
  1. Ogni gravidanza “a rischio” è diversa

Molto interessante anche questo passaggio.

“Gravidanza a rischio” non significa automaticamente:

  • stop totale,
  • immobilità,
  • niente esercizio.

Dipende dal motivo:

  • età?
  • placenta?
  • problemi vascolari?
  • minaccia reale?

In alcuni casi serve prudenza assoluta come è stato il mio caso con una gravidanza trigemina

In altri, il movimento adattato può essere addirittura utile.

Qui emerge molto bene l’importanza del lavoro interdisciplinare:

  • medico,
  • fisioterapista/ostetrica
  • professionista del movimento.
  1. Allattamento, corsa e maratona

Anche qui il messaggio è equilibrato.

Una donna che allatta può preparare una maratona, ma:

  • serve una progressione intelligente;
  • bisogna mangiare bene;
  • il recupero è fondamentale;
  • i tessuti sono più lassi per via ormonale.

Interessante anche il consiglio di:

  • allattare prima degli allenamenti intensi, perché l’acido lattico può modificare il sapore del latte.

Il messaggio profondo di tutta l’intervista

Secondo me il “core” di questa intervista è questo: il corpo femminile non va trattato come fragile o difettoso.

Il pavimento pelvico:

  • non è un sistema che bisogna solo “proteggere”;
  • è un sistema che può imparare,
  • adattarsi,
  • diventare più competente attraverso il movimento.

E questo cambia completamente prospettiva: non più paura del carico, ma educazione al carico.

Per chi lavora con il corpo e sulla consapevolezza e l’ascolto, come me —  la qualità dell’organizzazione è il fulcro dell’intero discorso. 

Il corpo funziona meglio quando:

  • respira,
  • si adatta,
  • distribuisce il carico,
  • e trova strategie efficienti invece di irrigidirsi.

Spero che tu abbia trovato il mio articolo interessante e utile per la tua crescita personale

Per saperne di più su tutte le nostre belle iniziative di benessere  contattami o scrivimi su whattsapp

Iscriviti alla Newsletter

Seleziona lista (o più di una):