L’Intervista a Nina “l’artista dalle mani magiche”

Amica di Capena e compagna di viaggio

Vivo a Capena da tre anni e qui ho conosciuto Nina una ragazza e una artista tedesca arrivata qui quando aveva 20 anni. Amo fare tante cose, amo soprattutto imparare tante cose. Sono un’eclettica di vecchia data!

Passeggio per Capena un sabato mattina e vedo un gruppetto di donne che riparano dei buchi del marciapiede (raro qui nella provincia di Roma dove noi pedoni spesso dobbiamo camminare sulla strada! non ho mai capito il perchè ma mi adeguo).

Questa ragazze-donne riparano i buchi con mosaici colorati, bellissimi, ed io ne sono attratta. Ovviamente mi fermo, curioso e chiedo cosa stanno facendo e chi sono.

Una signora mi indica Nina (che allora non sapevo che fosse Nina l’Artista di Capena come il “boss” di tutto quel lavorio allegro ed impegnativo. La guardo e mi colpisce il viso, sorridente, aperto e gioviale . L’aria fra il furbetto e il timido… mi rivolgo a lei e le chiedo cosa devo fare per partecipare anche io! (Progetto delle Donne del Gruppo Volontario Capena Donne per Susan G Komen in Italia )

Lei mi da qualche informazione e le prometto che andrò a trovarla dove realizza la sua magica arte. 

Poco tempo dopo vado infatti a trovarla e lei esordisce con: “tu sei una che fa quello che dice… e io: si, perchè non sarei dovuta venire? Così diventiamo amiche, compagne di vita in una città che non è la nostra. Nina è frizzante, impegnata, dinamica e solare ed è bello stare con lei.

Quello che fa è vivo, pulsa, trasmette una energia positiva che ti arriva dentro.  Mi ha insegnato a fare dei semplici mosaici, mi ha insegnato a fare qualche piccolo gadget con la creta.. ogni volta mi ammalia, mi coinvolge e sapete una cosa…. ve la farò conoscere molto presto nel mio studio di Roma con una bellissima sorpresa per tutti!

Per conoscere Nina leggete questo bellissimo articolo di Francesco Marchese, ma soprattutto andate a trovarla nella sua magica Bottega di Capena.. basta chiedere di Nina l’Artista che vi sapranno indicare dove la potete trovare e .. mi raccontando.. non perdetevi dentro il suo sorriso ma sopratutto dentro le sue bellissime idee artistiche. Mio marito, ogni volta che andiamo da lei, compra tutto quello che c’è! 

Buona lettura e grazie a tutti voi!

Roberta

Chi è Nina l’Artista con la A maiscola

C’è un lungo rettilineo che da sud ti porta a Capena. Da lontano si vede un enorme pino marittimo che si staglia dritto come un fuso alla fine della salita. Sembra il custode della città e allo stesso tempo ti concede di entrare, ti ammonisce a rispettare quello che scopri e ripartire senza aver portato via o rovinato niente.

La prima cosa che trovi nella piccola piazza è un negozio di fiori, dentro sembra una grotta il cui soffitto è un mosaico a specchi che riflette i mille colori delle primule e delle gerbere.

Poi c’è l’immancabile bar che nonostante il freddo ospita all’esterno una mezza dozzina di storie, non persone, proprio storie che puoi leggere sui volti di chi beve un cappuccino o si fa nevicare addosso lo zucchero di una ciambella.

Il caffè è buono, vorrei portarlo alla mia amica Nina che ha il laboratorio cento metri più in là, ma fa freddo e ho paura che serva più a me, a riscaldarmi le mani, che a lei.

Entro e il locale è proprio un laboratorio artigiano come uno ce l’ha nell’immaginazione, disordinato assai, colorato, vivace, sporco, pieno, diciamo che è come un albero enorme che non è stato mai potato e trabocca di gemme, frutta, foglie vecchie e nuove, rami secchi e soprattutto fiori.

Tutt’intorno ci gira Nina che ha un gran da fare con quella decina di barattoli pieni di colori e altrettante forme di ceramica di non-so-bene-cosa in attesa di essere colorate da lei. Ogni volta che la vedo mi si riempie il cuore di bei pensieri perché è davvero sorprendente la vitalità e la forza che emana e che ti trasmette.

Ci abbracciamo anche se so che trasferirà sui miei vestiti qualche macchia d’argilla, un paio di aloni di fievoli colori e un bel po’ di polvere di indistinta provenienza. Ma che importa, anzi. Mi preoccupa solo il pino all’ingresso del paese, se mi vede che ho portato via qualcosa che doveva rimanere magari non mi lascia andare. Così rischio, è bello abbracciarsi e sentire il calore di un’amicizia.

Nina è tedesca, il cognome è Kullmann e dico subito che se parlassi io il tedesco come lei parla l’italiano potrei fare il professore di lingua a Berlino e passare per un nativo. Lei dice che non è brava con le parole, ma leggete quello che mi ha detto, non ho modificato niente perché le parole che vengono dal cuore non si possono modificare.

Intanto come stai, come stai vivendo questo periodo così strano della nostra vita, di clausura, di segregazione?

Posso dire che questo periodo lo sto vivendo abbastanza bene, senza particolari difficoltà. Vengo al lavoro nel mio laboratorio e non ho molte limitazioni, lavoro da sola e riesco comunque a fare ceramica, dipingere e posso esprimere la mia creatività senza limitazioni, che è quello che più mi interessa. Più che altro mi spiace per le mie figlie che non possono fare tanto sport e neanche vivere bene le amicizie come è necessario fare alla loro età, come me del resto. In effetti a pensarci bene non vedo molta gente, i miei amici e questo un po’ mi spiace, non posso viaggiare in modo leggero, per esempio per andare a trovare i miei genitori in Germania e tante altre piccole cose.

A questo proposito, raccontami un po’ di te, da dove vieni e come mai sei arrivata qui in Italia.

Io vengo da una piccola città che sta più o meno a ottanta chilometri da Colonia, Hohr-Grenzhausen, ed è una città dove siamo tutti ceramisti, c’è una antica tradizione e ci sono molte scuole. Lì da ragazza ho frequentato una di queste e in questa scuola c’era anche uno studente italiano di Capena che era venuto anche lui a studiare ceramica.

Insomma ci siamo conosciuti e ci siamo innamorati e quando abbiamo finito di studiare lui voleva tornare in Italia e così l’ho seguito. Per farla breve dopo qualche tempo, come spesso capita, ci siamo lasciati ma io ho continuato a lavorare per più di dieci anni con sua nonna che era una pittrice, più tardi ho anche cominciato a fare mosaici.

E come ti trovi in Italia e qui a Capena?

A Capena a volte faccio un po’ fatica anche nelle cose di tutti i giorni perché è una realtà molto piccola e a volte mi sta un po’ stretta. Certamente mi manca la mia famiglia che è rimasta in Germania tuttavia è un posto a misura d’uomo ed è l’ideale per le bimbe, finché sono piccole secondo me possono trovare il loro spazio, girano liberamente, le conoscono tutti e mi sento tranquilla, è un posto protetto. Certo, come opportunità non è che ce ne siano molte, magari quando crescono si vedrà. 

Tu disegni e fai ceramiche, ci vuole fantasia, uno strumento che ci consente di sopportare meglio la realtà. Come agisce in te fantasia a cosa o cos’è che ti ispira?

Fantasia è pensare alle cose belle, alla natura, a tutto quello che mi fa sentire e stare bene. Io dipingo e sto bene, quando faccio un oggetto e lo vedo realizzato mi sento bene, trovo la mia calma in questo, è come una meditazione. Mi tranquillizza, mi rilassa. 

La ceramica è un’arte in cui è necessario avere molta manualità ed equilibrio. A parte l’esperienza che di sicuro è fondamentale, tu senti che in te ci sia una innata capacità di trovare equilibrio nelle cose?

Io penso di avere dentro di me, fin da piccola, questa capacità di esprimermi nell’arte, di disegnare, che poi significa trovare equilibrio nella natura. Dipingevo sempre, sui muri per esempio. Mia mamma mi diceva sempre che se c’è un disegno da qualche parte di sicuro era mio e di nessun altro.

Avevo anche la passione dei cavalli, degli animali in genere. Avevo la passione dei cavalli, della natura e della pittura ma non so in quale ordine.

Quando avevo tredici anni ho cominciato con un corso di ceramica da una maestra e questa cosa è rimasta dentro di me, mi ha preso. Quando ho poi finito la scuola non sapevo bene cosa fare, come penso tutti i ragazzi, poi mio padre mi ha suggerito di continuare con la ceramica, il laboratorio stava proprio davanti casa e dunque ho continuato.

In realtà ho cominciato come pittrice di ceramiche ma dopo poco tempo mi annoiavo e sono passata al tornio. E questa cosa mi torna utile perché sapendo fare tutte e due le cose non ho bisogno di nessun altro. Insomma i miei genitori mi hanno incoraggiato e non capita spesso. 

Qual è la cosa più buffa o curiosa che ti hanno ordinato e qual è invece la più interessante?

C’è sempre qualche cliente che vuole cose divertenti, buffe o inusuali. Per esempio ci sono quelli che vogliono le tazze per la colazione con i cornetti disegnati sopra. Le cose che mi piace fare di meno sono i piatti, non mi piace per niente. Non mi piace fare al tornio quelli grandi. Per il resto il mio lavoro è molto divertente perché non faccio mai la stessa cosa, non faccio serie ma solo pezzi singoli e originali. Poi ognuno ha i propri gusti, che non sono i miei.

Per dire, ci sono alcuni che vorrebbero un mosaico tutto bianco, un altro mi ha chiesto per il bagno un mosaico che rappresenta una donna nuda con le tette grandi sdraiata nella doccia che reggeva il soffione… 

…interessante la donna nuda in bagno. Vorrei parlare con te della bellezza, un tema universale. Biancaneve si interroga davanti a uno specchio, sul significato della bellezza. Per quanto mi riguarda io trovo affascinante un sorriso, uno sguardo, una movenza. Per te cos’è la bellezza?

Più che altro vedo la bellezza nella persona quando consegno un lavoro che è piaciuto perché vuol dire che sono riuscita a interpretare quello che mi hanno chiesto. La bellezza è quando si consegnano a te per le cose delicate, per esempio ho fatto un mosaico per una tomba al cimitero, cose molto personali e anche tristi. Mi piace quando li vedo andar via con un sorriso, che sono soddisfatti di quello che ho creato e sono felice per questo. Mi piace quando mi dicono mi affido a te per questo lavoro perché tanto lo so che sai quello che voglio e lo sai fare bene. 

I tuoi disegni sono spesso astratti, spirali per esempio. Altre volte sono stilizzati, altre sono oleografici. Come scegli i soggetti per le tue ceramiche? Lo fai tu o sono i clienti che te lo chiedono?

Di solito faccio sempre una proposta di come vorrei fare le cose, molto spesso quando vengono non sanno bene cosa vogliono. Ascolto le loro idee, ci confrontiamo e poi preparo una bozza del disegno, direi più di un disegno per avere alcune alternative e poi sceglie il cliente. Certo se uno vuole una cosa specifica, lo scudetto della Roma per esempio, non ho gioco, devo farlo e basta, però nella realtà ho molta libertà nel fare le cose, nel proporre le mie idee.

Tu hai due bimbe bellissime, cos’è che a loro piace di più del tuo lavoro?

Di sporcarsi con la creta e potersi sporcare, ed è una cosa rara. Lo vedo con le altre mamme a scuola, sono l’unica che arriva imbrattata e disordinata e alle mie figlie questa cosa piace molto perché mi dicono che sono la mamma più buffa di tutte. Io le faccio sporcare perché penso che è molto importante toccare e sentire nelle proprie mani la terra, la creta, i colori.

Non dico come devono fare, quali colori usare perché se vogliono per esempio fare il sole rosso lo devono fare perché per loro il sole è rosso, lo vedono rosso. Infatti a volte a scuola le maestre hanno capito che se fanno le cose diversamente dalle altre bimbe le lasciano fare.

E delle storie che leggono cosa piace loro, e dei disegni cosa li attrae?

Hanno due caratteri molto diversi. A una, molto rocchettara, piacciono le avventure, i viaggi, le scoperte, gli animali, le piacciono i libri sul corpo, di come funzionano le cose. L’altra è una sognatrice, le piacciono le fiabe, l’unicorno, i racconti delle principesse.

E a te cosa piace leggere?

A me piace la mitologia greca, in questo momento sto scoprendo le donne della mitologia greca, la loro storia, le loro avventure, c’è un tale, un mio amico, che me le ha fatte conoscere e da quando ho cominciato non riesco a smettere.

Ho visto che lavori anche con altre persone, l’ultima volta stavate costruendo una mano rossa, gigante. Com’è lavorare insieme, ti stimola?

In verità mi piace, non mi piace con tutti ma ho la fortuna di conoscere persone che mi stimolano e posso scegliere con chi lavorare. Se devo costruire una cosa in cemento, come la grande mano rossa, potrei anche essere capace a farla da sola ma se c’è qualcuno che è più bravo di me in anatomia del corpo umano mi faccio aiutare e così imparo qualcosa in più.

In realtà non sono capace di lavorare con tutti, sono abbastanza selettiva, esigente. Se qualcuno fa una riga di un mosaico che non mi piace la riprendo e la rifaccio perché le cose se devono essere fatte devono essere fatte bene. Comunque, è proprio vero!

A Capena ci sono dei bravissimi artisti e in particolare prediligo la Compagnia Teatrale DamArte, che è gestita da due professionisti, amici miei che fanno teatro ed hanno una scuola di Teatro, che da davvero un grande valore alla Città.

Hai scritto per le tue bambine una storia con le giraffe che a me è piaciuta molto, e i disegni sono molto belli. A un certo punto tu scrivi “la paura si trasforma in amicizia”. Tu quando hai avuto paura, dal punto di vista professionale intendo?

A volte quando ci sono delle cose nuove che non conosco mi fanno un po’ paura, come si dice uscire dalla comfort zone. Ho lavorato per esempio con l’happy coaching di Roma, miei amici molto bravi che fanno anche a Piazza Vittorio mosaici, alberi e altre cose che loro chiamano “alberi dell’identità”. Insomma mi hanno chiesto se volevo collaborare con loro e io non avevo mai lavorato con i ragazzi adolescenti, mi fanno un po’ paura, per la verità sono molto timida e se mi metti davanti una classe di ragazzi non so da dove cominciare. Ma il mio amico è stato molto bravo, mi ha coinvolto e incoraggiato, mi ha lasciato dicendo “adesso Nina vi spiega il nostro progetto artistico”.

Io avevo il cuore in gola però alla fine di tutto quel progetto ho scoperto il coraggio che non avrei mai pensato di avere davanti alle persone e non ho più avuto paura. 

Io noto in te che guardi oggetti ordinari con curiosità e meraviglia, cosa che riesco a fare poco. Come funziona in te la curiosità?

Cambio sempre prospettiva, provo a non rimanere mai sullo stesso oggetto o disegno, vado a momenti. Magari c’è il mio momento in bianco e nero, c’è quello a colori, faccio esperimenti. Vedo come può venire un oggetto che non ho mai realizzato o che non sono riuscita a realizzare, mi incuriosisce cambiare le cose, avere punti di vista diversi dello stesso oggetto per esempio. 

Ho visto che i tuoi ultimi lavori sono piatti e tazze con frasi particolari, alcune mi piacciono, altre mi fanno pensare ai baci Perugina. Come ti è venuta questa idea?

Non lo so sinceramente. Quando devo cambiare qualcosa mi dico “adesso mi invento una cosa nuova”, le belle frasi mi piacciono molto. Se trovo quella che mi suscita emozione e mi tocca dentro me la scrivo e la tengo da parte. Poi quando le ho accumulate me le rileggo e le riproduco, anche per sfruttare la tecnica del mosaico. O faccio cose enormi, panchine in un parco, sculture o altro mentre mosaici piccoli che posso tenere qui in laboratorio non ne facevo. Ci ho provato e adesso li espongo in negozio

…e hanno avuto successo, piacciono?

Sì, me li hanno richiesti in molti, sono piaciuti, anzi mi sa che devo provare a farli un po’ più grandi. 

Parliamo di ambiente, so che sei una attivista di Plastic Free, che pulisci i boschi insieme ai tuoi bimbi e ad altre persone. Secondo te cosa dovremmo fare di più, a parte cercare di mantenere pulito?

Si, sono Referente per Capena per l’Associazione Plastic Free che lavora su tutto il territorio italiano e suggerisco a tutti voi di seguire le attività di raccolta della plastica. Il prossimo Evento Nazionale in tutta Italia, sarò il 10 aprile 2022. Iscrivendosi sulla pagina è possibile vedere tutti gli eventi che si svolgeranno nelle diverse città d’Italia. Per i romani c’è anche una interessante pagina di Fecebook che si chiama Plastic Free Roma

Dobbiamo pensare di più ai nostri figli, dobbiamo pensare che dobbiamo salvare il loro futuro che sembra quasi non salvabile. È necessario pensare alle generazioni future, non avranno il tempo per recuperare l’ambiente, dobbiamo farlo noi, se non ci pensiamo noi adesso e subito non ci sarà modo di farlo domani, dobbiamo dare l’esempio.

Dobbiamo insegnare la consapevolezza cioè vedere e osservare i comportamenti della gente, quello che butta nei boschi, la plastica per esempio, dobbiamo insegnare a usare la cosa meno tossica possibile.

A me piange il cuore quando facciamo qualche passeggiata e trovo un frigorifero o una lavatrice, non riesco a sopportarlo, mi fa una rabbia infinita, ecco su questo sono davvero intollerante. Mi sto impegnando con le mie bimbe a insegnar loro a fare attenzione ai rifiuti, ai loro comportamenti, posso essere anche pignola o pedante ma non esiste maltrattare il mondo in questo modo. 

La tua vita professionale ha di sicuro avuto molti successi. Puoi raccontare qualcosa che ti ha gratificato di più, che ti ha dato soddisfazione e qualcosa che invece ti ha un po’ delusa?

Delusa forse è una parola un po’ forte ma è molto difficile mantenere un’attività come la mia, più che altro ci sono molti adempimenti, tasse, a volte non ci capisco niente, non ti rendono la vita facile, ci sono costi molto alti perché mi faccio arrivare colori senza piombo dalla Germania.

In effetti spesso è davvero complicato ma è la cosa migliore e più bella che riesco a fare e non so fare altro e sono felice che riesco a continuare e andare avanti. È un lavoro sano, gli artigiani ce ne sono sempre meno, stanno sparendo.

A volte è difficile farlo capire, far capire che non sono oggetti fatti con lo stampo in modo standardizzato, pochi capiscono il lavoro, il valore e la fatica che c’è dietro. Devi sempre spiegare quello che fai e quello che un po’ mi delude è che mi chiedono “ma si può avere a meno”.

Poi ci sono quelli che capiscono il giusto valore delle cose e la differenza tra il bello e il brutto e non devi neanche spiegare il perché e questo mi gratifica molto. 

Un’ultima domanda, questo lavoro ti appaga e sei molto contenta, e si vede. Ma se non avessi fatto questo, cosa ti sarebbe piaciuto fare, qual era il tuo sogno?

Avrei fatto sempre l’artigiana, quello che mi sarebbe piaciuto fare è lavorare il vetro o il legno, ecco avrei fatto il falegname. Stare in un ufficio davanti a un computer non sarei stata capace, insomma sempre un lavoro da fare con le mani, un lavoro che con le mani ti permette di creare qualcosa dal niente

Che vi dicevo? Non è restato che abbracciarci ancora, questa volta perché davvero volevo sporcarmi con l’arte di Nina e portarla via con me. Abbiamo preso un cappuccino di soia al solito bar che aveva sempre davanti quella mezza dozzina di storie soprattutto quella di un tale che non aveva ancora levato dal naso la macchia del caffè e rideva sbilenco a un grande cane bianco con la pettorina rosa.

Abbiamo parlato ancora un po’ e posso confessare di aver fatto fatica ad andarmene perché sarei stato ancora e ancora ad ascoltare Nina con la sua voce suadente e ammirare la tavolozza dei colori dipinta sui suoi vestiti.

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