Intervista a Francesco Varlese, il nostro Candelibraio

Ciao!

una bellissima intervista a Francesco, il nostro Amico dei libri che ci trasmette come l’amore e la passione verso qualcosa possa diventare la professione del “cuore”.. io ne so qualche cosa!

Fammi sapere se ti piace questo articolo e passa al Candelibro di Montesacro per nutrire il tuo spirito e da Benessere con un Tocco per nutrire il tuo corpo e le tue emozioni!

Roberta

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L’ora non è proprio quella delle parole scambiate. Questo caldo inaridisce finanche il frinire delle cicale, se mai ce ne fossero da queste parti. Ma non sono neanche le cinco de la tarde, o la più nostrana controra, più che altro uno stato mentale che creava, chissà perché, penombra e silenzio negli adulti e morbosa curiosità in noi bambini.

Tuttavia a quest’ora sarebbe necessario stare chiusi dentro casa per evitare che il sole faccia evaporare anche l’umore acqueo. Nonostante tutto esco e vado a trovare Francesco, voglio ascoltarlo e conversare con lui.

Tra tanta e, diciamolo pure, monotona offerta commerciale del nostro “quartiere nel quartiere” che in poco più di trecento passi ci soffoca tra bar, hamburgherie, lavanderie, meccanici e gommisti, centri estetici e pizzerie, troviamo “Il Candelibro”, la nostra libreria.

Come dice il nome, qui si vendono libri e candele profumate, perché le essenze, le cui fragranze si spandono fin nella strada quasi a coprire i miasmi dei cassonetti della spazzatura, predispongono alla riflessione, alla concentrazione, alla bellezza della lettura.

Francesco ha scelto consapevolmente di diventare libraio e tutti noi gliene rendiamo merito perché è l’unico punto luce, in tutti i sensi, di questo quartiere, perché crede in quello che fa e gli dedica tempo, passione e fatica.

Per entrare nella libreria e poterlo intervistare, mi sono dovuto inchinare dato che il negozio aveva ancora la serranda abbassata, ma l’ho fatto con piacere perché mi è sembrato una forma di rispetto per chi vende qualcosa che ci rende migliori.

Dunque preparo il computer, ci sistemiamo per la nostra conversazione non prima di aver buttato all’aria, inavvertitamente e con malagrazia, la rastrelliera dei segnalibri. Francesco mi sorride e mi rendo conto solo ora cos’altro rende speciale questo posto: la gentilezza e la leggerezza del nostro ospite. Qui ogni cliente è accolto come un amico e agli amici si perdona tutto.

Nel frattempo Filippo, il cane di Francesco, ha cominciato a russare, un sottofondo morbido, tremulo e rassicurante che ci accompagnerà per tutto il tempo.

Quand’ero bambino il primo libro che mi regalarono fu “Ventimila leghe sotto i mari” e subito dopo “I viaggi del capitano Cook”, storie che mi hanno fatto sognare. Poi mia mamma mi leggeva, per farmi addormentare, “David Copperfield”.

Nonostante ogni notte temessi che arrivasse Uriah Heep per rapirmi, è stato allora che ho cominciato ad amare i libri. Francesco, in che momento della tua vita hai scoperto di amare i libri? E qual è stato il tuo primo libro?

La consapevolezza di avere amore per i libri si è rivelata in tarda età, subito dopo le scuole superiori e poco prima dell’università. In realtà l’attività di lettura in sé stessa mi è sempre piaciuta, nel senso che quando ero ragazzo mi piaceva molto leggere e il primo libro in assoluto, me lo ricordo ancora, è stato sulla Carica dei 101, potevo avere sei o sette anni, regalato da mia zia. Il mio primo libro letto da solo, in maniera autonoma. Dunque come lettore inizio abbastanza presto ma come amante dei libri, come lettore “forte”, in età diciamo più adulta.

Con quali libri, classici o letteratura contemporanea?

Letteratura contemporanea, principalmente.

Invece in che momento hai pensato che volevi aprire una libreria?

L’ho capito più o meno nel 2010, quando facevo un altro lavoro, un lavoro che non c’entrava nulla con l’editoria o con il mondo delle librerie.

Mi accorgevo che stavo sprecando il mio tempo con quello che facevo e la domanda ricorrente che mi ponevo, data la mia passione per i libri, era: ma come sarà gestire una libreria?

A ben vedere c’è stato un episodio specifico che mi ha fatto pensare a questa attività ed è stato imbattermi, in una piccola libreria di Gaeta, in un libro di Montroni, che è un famoso libraio, forse il più importante.

Parlava della sua storia di libraio, dell’amore e del piacere per i libri. Si faceva riferimento ad alcune scuole per chi avesse voluto intraprendere questa professione, per esempio la scuola Mauri a Venezia, specifica per librai già avviati, diciamo professionisti del settore, e poi c’era questa scuola di Orvieto “Scuola Librai Italiani” per chi desiderava avere le prime nozioni, per chi voleva gestire una libreria, anche alle prime armi…

… e tu hai frequentato questo corso?

Sì, certo anche se tormentato da dubbi. Dovevo lasciare il mio lavoro, piuttosto sicuro, per avventurarmi in una cosa che non sapevo come sarebbe andata. Nel frattempo mandavo i miei curriculum alle grandi case editrici anche se ero consapevole che senza un passato nell’editoria, non sarebbe stato facile entrare nei loro circuiti.

Tuttavia mi sono detto “quale occasione migliore per tentare questa strada? Almeno con la scuola è possibile che io riesca ad avviare qualcosa che mi piace fare”.

Comunque di libri sui librai ce ne sono tanti, 84 Charing Cross, La libraia, Vivere con i libri…

…non sempre sono eccezionali, a volte sono modesti e spesso traggono pretesto da questo regno che mostrano incantato, magico, il mondo delle librerie, per raccontare sé stessi.

Sono d’accordo. A proposito di raccontare, Cicerone, mi sembra, e cito a memoria, disse “se qualcuno salisse in cielo a contemplare lo splendore delle stelle, non gli darebbe alcun piacere, mentre se lo raccontasse a qualcun altro sarebbe una grande gioia”. Che ne pensi?

Sono perfettamente d’accordo, è proprio così. E, per concludere quanto dicevamo prima, adesso ricordo il libro di Romano Montroni che, neanche a farlo apposta, si intitola “Libraio per caso”, un bel titolo premonitore.

Torniamo alla libreria, luogo incantato, e all’unione candele-libri. In realtà non mi stupisco poiché secondo me, come i libri, le candele vengono accese per stabilire un legame tra te e l’anima, aprendo un passaggio tra il mondo reale e quello immaginario. Secondo te è così?

Intervista a Francesco Varlese: Candelibro di MontesacroMi piace questa visione un po’ magica, forse sì, si apre un varco dentro noi stessi. Il fuoco è un elemento importante”, è la luce che trasporta la ragione verso concetti metafisici, che vanno al di là del conosciuto sensibile.

iciamo che più che evocare il contatto con qualcos’altro, la mia idea di associazione ha a che fare con il ritrovare qualcosa dentro di sé. Quello che mi piace proporre con questo connubio è stimolare un’esperienza sensoriale.

Nel senso che il libro ti permette di andare fuori, in altri mondi ma anche di scavare dentro te stesso, la candela ha secondo me un duplice significato, un modo, attraverso i profumi, per ritrovare quello che di intimo sentiamo e che magari avevamo dimenticato. Per esempio l’altro giorno ho annusato le nuove fragranze che mi sono arrivate e mi sono emozionato.

Mi hanno ricordato il profumo dei gelati di quando ero piccolo, mi hanno riportato verso i luoghi e i momenti piacevoli della mia infanzia. Non so perché esplodano queste sensazioni, ma alcuni profumi sono come lampi che illuminano e riportano vivi ricordi, sensazioni, emozioni. L’altro significato è una predisposizione all’atto di leggere, a viaggiare nel tempo, fuori da noi ma anche dentro di noi.

Così come la candela illumina il buio che ci circonda, il libro e i profumi fanno luce in noi.

Assolutamente sì, sono totalmente d’accordo, ed è proprio questa la filosofia che sta dietro alla mia scelta che può sembrare, quanto meno “particolare”.

Una libreria è un’idea ma occupa anche uno spazio fisico. Come è avvenuta la ricerca di un locale per questo tuo progetto, e perché in questo quartiere?

Il Candelibro nasce qui per una di quelle strane coincidenze che ci offre la vita, c’è stato un aspetto un po’ magico legato alla ricerca di questo locale, lo racconto spesso.

Qualche anno fa abitavo in via Merulana e venivo qui a Monte Sacro a trovare un mio amico; prendevo l’autobus e ogni volta che arrivavo a questa fermata, non so perché, percepivo una sensazione di benessere.

Quando mi sono trasferito da queste parti e ho iniziato a cercare un locale in zona, un mio amico mi ha parlato di questo negozio – prima c’era un parrucchiere, pensa –. Sono venuto a vederlo e mi ha colpito con il suo arredamento bianco e morbido, era esattamente l’idea che avevo di come sarebbe stato il mio locale: piccolo ma non troppo, accogliente, pulito, sobrio. E poi era esattamente davanti alla “mia” fermata!

Parliamo ancora di libri. C’è un libro che ha un posto speciale nel tuo cuore, a parte il primo?

Intervista a Francesco Varlese: Candelibro di MontesacroCerto che sì, lo racconto sempre, è “Una vita come tante” di Hanya Yanagihara, scrittrice hawaiana che ha scritto questo grande tomo di più di mille pagine. È un romanzo molto particolare.

Per esempio se non mi fossi imbattuto in Montroni non avrei mai saputo della scuola per librai e forse adesso farei un altro mestiere. Questo libro invece mi ha preso a livello emotivo, una svolta nei miei modelli relazionali.

Faccio una piccola premessa. Spesso sui gruppi social viene formulata una specifica domanda: ma i libri ti possono migliorare, ti possono rendere una persona migliore?

Avrei pensato che quasi tutti rispondessero che era vero e invece, con mia sorpresa, dichiaravano che non era affatto così. E ricordo che rispondevo a queste persone dicendo che poiché ero particolarmente empatico forse sono stati i libri, alcuni libri, a rendermi così socievole. Perché nei romanzi l’autore, pur nella finzione della storia, parla di sentimenti  autentici e universali.

Quando c’è un minimo di introspezione, che sia finzione o meno, comunque si entra nel personaggio e io penso che sensazioni ed emozioni, soprattutto quando gli autori sono bravi a trasmetterle, anche in maniera inconsapevole, le facciamo nostre, ci piacciono e forse ci rendono migliori, almeno mentre leggiamo.

Per ritornare al mio libro speciale, “Una vita come tante” mi ha insegnato che le persone ti amano a prescindere da quello che sei e da come sei. Perché il protagonista è un personaggio difficile che ha subito tante violenze e avversità dalla vita, al limite dell’incredibile. Tant’è che potrebbe sembrare un’esagerazione, il protagonista non ha futuro, redenzione.

Da quando è nato sembra che la vita si sia accanita contro di lui. Ma accanto a lui si forma un gruppo di amici e di altri personaggi che lo amano senza condizioni, anche se lui li rifiuta, li allontana. Loro sono sempre lì, a dargli l’amore e l’attenzione al momento giusto, a cercare di farlo vivere meglio.

E invece adesso, in questo momento e nella tua libreria qual è il libro che ti incuriosisce?

Mi ispira molto, ci pensavo proprio questa mattina, “Miss Lonelyhearts”, la Signorina Cuorinfranti. È ironico e leggero non in senso di semplice. Finito il libro che sto leggendo in questi giorni, lo inizierò.

Il libraio dovrebbe essere un lettore accanito dunque ti chiederei che tipo di lettore sei, cioè sei costretto a leggere le cose che vendi oppure scegli tu cosa leggere?

Diciamo che sono costretto scegliendo ed è cosa che si deve fare, con equilibrio: leggere per dovere sì ma sempre col piacere di farlo perché prevale, in un modo o nell’altro, la voglia di leggere qualcosa che piace.

Poi prediligo scegliere titoli sconosciuti o di cui si parla poco o solo in certi circuiti o di piccole case editrici per il piacere della scoperta da condividere poi con i miei clienti. Diciamo che il libraio tende a leggere quello che al lettore comune può non essere arrivato, e non c’è maggior soddisfazione di sentirsi ringraziare per aver consigliato proprio il libro giusto.

Di nuovo i libri: non so se sei d’accordo ma secondo me i libri se nascono da sincera vocazione, sono scritti bene e se hanno una storia forte da raccontare non si differenziano molto in qualità.

In realtà ci sono libri che purtroppo, pur non avendo queste caratteristiche importanti, vendono comunque. E parliamo di libri di personaggi più o meno noti, quelli televisivi o anche per esempio gli youtuber.

Poi ci sono quei libri che entrano nei “passaparola”, i casi editoriali, a volte a prescindere dal fatto che siano scritti bene. Poi c’è la curiosità legittima dei lettori sui cosiddetti fenomeni letterari che magari sono stati fortemente voluti dalle case editrici o dai distributori. Poi c’è la visibilità dell’autore o del critico letterario che ne parla.

Mi spiego: se la Bignardi o Galasso ti dicono che è un libro imprescindibile, che è un fenomeno della letteratura, il pubblico inevitabilmente lo compra e lo legge. Comunque sono d’accordo con te, se un libro ha quelle caratteristiche è molto difficile che non sia un buon libro.

I clienti: che rapporto hai con loro? Sono curiosi di novità, ascoltano i tuoi suggerimenti oppure sono rigidi nelle loro scelte?

Posso dire che in base a tutte le esperienze che ho avuto nelle varie librerie, qui ho trovato una bella clientela, molto varia che sicuramente non è caratterizzata da snobismo, o da distaccata superiorità.

Cioè mai nessun cliente ha mostrato una supponenza o ostentato una conoscenza ben superiore a quella che potrei avere io, dato il mio tardivo avvicinamento a questo mestiere. Diciamo che sono molto equilibrati.

Quelli che in realtà mi spaventano di più, ma poi ci rido sopra, sono quelli che vorrebbero regalare un libro a qualcuno che non conoscono affatto: vengono qui e mi si chiede di fare un “miracolo” che può anche non riuscire.

Ma, come ti dicevo, sono occasioni che, se a volte possono mettermi in ansia, poi, a mente fredda, mi fanno divertire.

Comunque, a parte questa nota di colore, posso dire che io mi arricchisco molto grazie ai clienti, molta parte di questa libreria è stata costruita dai clienti stessi, per esempio la sezione sul Giappone, quella sui gatti o la parte dedicata ai bambini, perché c’è una richiesta ben specifica di questi argomenti che altrimenti non avrei trattato.

A me piace molto la parola metamorfosi, da Ovidio a Kafka. A te affascina, ti impaurisce o ti dà ansia?Intervista a Francesco Varlese: Candelibro di Montesacro

In realtà questo negozio è in continuo cambiamento anche se l’idea di base è sempre quella, però si è sempre in un continuo movimento, cerchiamo sempre di migliorarci e anche, in un certo senso, di sorprendere.

Non a caso le persone sono sempre in cerca di novità e quando entrano da me chiedono sempre quali cose nuove sono uscite. I cambiamenti secondo me sono necessari ma non sono una persona che vuole cambiare cavalcando l’onda a tutti i costi. Mi spiego: a inizio pandemia volevano costringermi a vendere le mascherine ma io non ho voluto.

Forse è stata una scelta poco imprenditoriale, dato che avrebbe portato di sicuro a grandi vantaggi economici ma ho tenuto fede al mio progetto Insomma dipende dai cambiamenti, non sempre le novità sono migliori delle cose vecchie.

Che rapporto hai con la tecnologia, oggi si legge sempre più spesso su tablet. Pensi possa sostituire il libro? Secondo te aiuta o disamora da un libro vero?

Si è sempre detto che il libro sarebbe andato a morire, che non esisteranno più, comprese le librerie. Lo sento dire da qualche decennio, fortunatamente siamo ancora qui e credo che resteremo e resisteremo ancora per molto, se non per sempre. La tecnologia si affianca, non andrà a sostituire e questo, secondo me, sta avvenendo in tutti gli ambiti, non solo nel nostro.

Penso che la tecnologia sia più minacciosa riguardo all’acquisto dei libri al punto da minare l’esistenza stessa delle librerie, le piattaforme on line e tutte le altre forme di e-commerce.

Per quanto riguarda l’e-book, rispetto al libro cartaceo non credo possa sostituirlo, ripeto lo affianca. Ho visto lettori forti avere un giorno in mano il libro cartaceo e un altro giorno il tablet, magari con dentro un libro introvabile o non troppo impegnativo.

O forse perché è un po’ più comodo, magari quando sei in vacanza è un solo oggetto che ti porti dove puoi memorizzare più libri. Io stesso sono stato un lettore su tablet ma a essere sincero dei libri che ho letto non ho assolutamente memoria.

Poi ci sono gli audiolibri cui sono più abituato e mi piacciono, li uso quando non ho molto tempo. Sto leggendo, cioè ascoltando un libro di Bianca Pitzorno letto da lei, ha una voce rauca, suadente e mi sta emozionando. Altri tipi di libri, quelli un po’ più introspettivi o che richiedono una maggiore attenzione e concentrazione, riesco a leggerli solo sulla carta.

Che sensazione ti dà vendere libri che non hai mai letto o che non leggerai mai perché sai che non ti piaceranno a un cliente che te lo chiede?

Ho venduto in questi giorni un libro che non mi interessa affatto e che di sicuro non leggerò mai, non lo nomino ovviamente. Bisognerebbe in questi casi fare un po’ i conti con sé stessi, essere coerenti quanto basta e perdere di vista, se possibile, la parte economica. Tuttavia in questo periodo non possiamo nasconderci che la parte economica ha un peso notevole.

Ad ogni modo ci sono dei principi a cui non posso andare in deroga, l’importante è che non siano libri che contengano concetti, valori che confliggono con il mio modo di vedere le cose e, in generale, con il senso civico.

Come suggerisci i libri ai tuoi clienti? Perché l’hai letto o perché ne hanno parlato?

Entrambi ovviamente, perché, come dicevamo prima, non riesco a leggere tutto. In primo luogo parto da quello che conosco bene ma posso dire che con alcuni clienti si è instaurato un rapporto tale per cui già intuisco quello che vorrebbero leggere e a volte mi capita, mentre leggo, di pensare a questo o a quel cliente a cui potrebbe piacere.

Poi ci sono interi settori che non mi emozionano e ma questo penso sia normale in tutti, non solo nei librai. Quando mi chiedono un libro di quel genere, trovo un valido aiuto dalle parole e dalle recensioni dei lettori, dalla stampa, dalla critica.

Stessa cosa se mi si chiede un giudizio a proposito di un’ultima novità che ancora non ho avuto modo di leggere: sono molto sincero e dico chiaramente che riferisco giudizi di critici, di attenti lettori e anche di blog e di gruppi di lettura che ho imparato a conoscere nel tempo e di cui mi fido.

Io penso che abbiamo sempre bisogno di essere sostenuti, compresi, aiutati nella scelta dei libri, anche se non ne abbiamo coscienza e che questa necessità resisterà e continuerà all’infinito. Ci sono dei clienti che non vogliono sentir ragioni di essere aiutati?

Ci sono dei clienti che hanno degli standard ben precisi, un certo tipo di trama, di scrittura, addirittura un certo tipo di carattere tipografico, per non parlare poi dei vincoli sul prezzo.

Mi hanno chiesto per esempio un libro che non avesse più di cento pagine e costasse massimo cinque euro.

Ma tolti alcuni casi piuttosto singolari, la maggior parte dei miei clienti si fidano e si affidano ai suggerimenti del libraio anche perché il lettore è una persona che di per sé si confronta e per me il confronto è fondamentale.

A proposito, noi abbiamo un gruppo di lettura. La diversità è un valore, così come la complessità che ci impone di pensare. Quando si forma un gruppo, ognuno porta dentro la propria esperienza, la competenza, la propria anima.

A distanza di qualche tempo le tue aspettative si sono rivelate corrette, al di sopra delle attese o inferiori?

Di molto superiori nel senso che c’è da considerare che è un gruppo che ha dovuto fare i conti con il blocco degli incontri e la clausura forzata, quando siamo partiti eravamo molto numerosi.

Non sono di quelli che pensano che un gruppo di lettura debba per forza essere numeroso, ma la selezione è naturale e significa che pur essendoci persone non tutte con lo stesso gusto, e questo è un bene, rimangono e si affezionano quelli che ci tengono, sono interessate e hanno fiducia in quello che si propone.

Quindi al netto della situazione contingente è rimasto un gruppo solido di persone, al quale di volta in volta si aggiungono e escono altri, che credono in quello che facciamo anche se qualche volta non ci prendiamo con i titoli. Comunque sì, sono molto contento di questo gruppo.

E secondo te che cosa o chi ispira fiducia nelle persone che si iscrivono al nostro gruppo?

Intervista a Francesco Varlese: Candelibro di MontesacroIntanto perché nessuno di noi si sente in cattedra, nessuno si sente giudicato e ognuno esprime liberamente le proprie opinioni anche se il libro non è piaciuto affatto.

E nessuno ha mai detto a chi ha proposto il titolo, ma come ti è venuto in mente. C’è rispetto reciproco. E la fiducia sta anche nel fatto che stiamo dando anche una serie di titoli che possono o meno piacere a tutti ma che comunque formano una base forte di riflessione e di dibattito.

Penso al libro di Sacher Masoch che nonostante il tema potesse essere spiacevole per alcuni è stato uno degli incontri più ricchi e più dibattuti e anche più divertenti, più lunghi. Insomma le persone hanno fiducia perché sanno che non andranno a leggere libri inutili, cioè a perdere il proprio tempo e avranno comunque aggiunto un tassello alla propria esperienza di lettore. Perché la lettura è fatta anche di cose sbagliate.

Puoi raccontare, nell’ambito della tua attività di libraio, un evento che ti ha davvero stupito per generosità e un altro che invece ti ha rammaricato o disilluso?

La cosa che più mi ha fatto piacere è che sono stati i clienti che mi hanno permesso di andare avanti con la mia attività e di questo devo solo ringraziare la loro generosità.

Sappiamo qual è la situazione delle librerie, proprio in questi giorni ne sta chiudendo una per ragazzi che ha aperto dopo di me, e l’editoria per ragazzi ha un mercato più vasto rispetto a quello per adulti. I clienti sono i migliori passaparola, pubblicizzano me, il Candelibro, il mio lavoro.

Il Candelibro è diventato, per molti, anche un luogo di incontro: c’è chi passa e si ferma anche per fare due chiacchiere e una volta è capitato che una mia cliente abbia festeggiato qui il suo compleanno… insomma sono cose che fanno molto piacere.

Quello che un po’ mi dispiace, ma in qualche modo me l’aspettavo, è che si percepisce la piccola libreria come un luogo in cui si entra solo per comprare, in cui non ci si possa fermare a sfogliare e a leggere come invece si è abituati a fare nei centri commerciali o nelle grandi librerie.

Inoltre a volte ho anche sentito che si ha paura di entrare in un piccolo negozio perché si teme che abbia prezzi più alti rispetto a quelli della grande distribuzione. Più volte sono intervenuto con post specifici sui social (Facebook e Instagram) dicendo che le librerie indipendenti non aumentano i prezzi dei libri e io, nello specifico, cerco sempre di venire incontro al cliente, faccio il possibile per accontentare.

Un’altra parola chiave secondo me è benessere. Tutti noi tendiamo a star bene, ci piace la bellezza, vorremmo che ogni cosa funzionasse come ci aspettiamo e non come nella realtà è.

Tu pensi che la ricerca del benessere sia un atto necessario di volontà oppure che sia un percorso naturale, e che questo comprenda la lettura di un libro?

C’è sempre un equilibrio. Il dovere fare certe cose a volte ti aiuta a farle quando non ne hai voglia, l’importante è che poi non si trasformino in dipendenze.

Nel benessere fisico o anche nella stessa attività di lettura a volte si riscontra una sorta di bulimia, dover a tutti i costi leggere per dimostrare agli altri che lo si è fatto, mostrarsi sui social, avere più recensioni possibile oppure provare che in un anno si sono letti più di cento titoli. Quello è un atto di dovere che sfocia nella dipendenza.

Di questo si parla anche nel libro “Il gatto che voleva salvare i libri” in cui ci sono vari approcci del lettore. Per esempio c’è quello che deve accumulare libri per dimostrare quanto sia bravo oppure c’è quell’altro che seziona i libri in piccole parti così puoi leggerne di più. Purtroppo il gioco è anche questo e non leggeremo mai tutto quello che si può leggere, neanche quello che ci potrebbe piacere.

Dunque riguardo al benessere, c’è quel minimo di dovere che stimola a fare quello che per pigrizia non faresti ma, nel nostro gruppo l’aspetto fondamentale e imprescindibile è il piacere della lettura.

Io credo che noi pensiamo che gli altri ci vedono per come ci sentiamo dentro, invece ci guardano come, purtroppo, siamo fuori (e qui prendo in prestito da Moravia). Nella tua esperienza di libraio ci sono stati dei momenti in cui non ti sei sentito guardato dentro ma solo dal di fuori?

Ritorna il concetto di libreria indipendente e della mia vetrina. Moravia aveva ragione, la gente guarda quello che vuole guardare non quello che è veramente.

Nel senso che l’amante dei libri guarda la vetrina e mi dice che non era entrato prima perché aveva immaginato vendessi solo candele. Questo mi fa sorgere il dubbio: cambio vetrina? Ma poi non lo faccio perché immancabilmente dopo qualche giorno, viene qualcun altro che dice, sorpreso, che pensava che vendessi soltanto libri e lui invece cerca candele. Ho capito dunque che noi guardiamo solo quello che ci interessa vedere.

Forse bisogna non farsi pregiudizi ed entrare e basta…

Tu hai così tanto amore per i libri che ce li hai anche sul corpo.

Sì, mi sono tatuato i libri e ne sono felice. Una signora mi ha fatto molto ridere perché, quando lo ha visto mi ha detto: “E se avessi fatto il macellaio ti saresti tatuato le bistecche?”.

I libri sono una passione, il libro è una passione; non solo è un bell’oggetto ma il libro è soprattutto il suo contenuto, è come se avessi inciso in me tutte le loro storie, o comunque le storie che ho amato e che continuo ad amare.

Un’ultima domanda: hai dedicato tempo e denaro a questa iniziativa che ti appaga e di cui mi pare sei davvero molto contento, e si vede. Ma se non avessi fatto questo, cosa ti sarebbe piaciuto fare, qual era il tuo sogno?

È una bella domanda e mi chiedo anch’io cosa sarebbe successo se non avessi aperto il Candelibro. Anni fa pensavo che mi sarebbe piaciuto fare il giornalista ma al momento è essere libraio che mi appaga.

Comunque un punto fermo è che mi piace il contatto con il pubblico, tengo ad ognuno dei miei clienti, anche a chi entra nel mio negozio per la prima volta.

E penso che questo sia percepito perché sento l’affetto con cui mi ricambiano. Non vedo il cliente come una fonte economica ma come arricchimento della personalità, in ogni caso da qui a cent’anni mi vedo ancora a fare il libraio perché penso di stare acquisendo una buona competenza.

A casa tua com’è la tua libreria? Quanti libri hai, li hai classificati?

Guarda, non lo so propr