Maternità e Shiatsu

Intervista di Francesco e Roberta ad Alexandra Olympia Gelny:  Operatrice shiatsu, docente e operatrice certificata Wellmother  (Maternità e Shiatsu)

Francesco

Quando Roberta mi ha proposto di intervistare, a quattro mani, Alexandra, operatrice shiatsu, docente e operatrice certificata Wellmother (maternità a Shiatsu)  , titolare di un avviato studio a Vienna, portavoce dell’Associazione di Shiatsu Austriaca, insomma mille cose attinenti al benessere, non conoscendola ovviamente, sono andato a consultare la presentazione che fa di se stessa sul sito www.wellmother.org

Le sue attività sono sintetizzate in un’unica pagina, ma da ogni riga traspare una poderosa competenza, esperienza, sensibilità e passione.

Voglia di accrescere e approfondire le proprie conoscenze, dalle esperienze pratiche della medicina cosiddetta tradizionale agli studi orientali.

Andando a constatare anche di persona i diversi approcci.

Una delle frasi che mi ha colpito, riferita alla sua maestra Suzanne, è “fonte di ispirazione”, che sembra di una persona assetata di sapere.

Che in un deserto arido si abbeveri alla freschezza delle idee e del pensiero per reintegrare e accrescere spirito e corpo.

E continuare il cammino della conoscenza più forte e consapevole di prima.

Shiatsu e MaternitàLa sua foto-profilo è un ritratto a puntasecca il cui autore è una bimba di dieci anni che, scrive Alexandra, “…per un’ora è stata mia ospite speciale nell’ultimo workshop a Roma”.

Il volto leggermente squadrato ma affatto marcato, anzi ben proporzionato, capelli raccolti in uno chignon alto sulla testa, occhiali rettangolari, montatura di metallo  e dietro due grandi e penetranti occhi contornati da lunghe ciglia spiritose.

Ti guardano. Orecchini a doppio cerchio piuttosto grandi e circolari, labbra morbidamente disegnate, lontane dal naso, atteggiate a un misterioso, davvero misterioso sorriso, tuttavia dolce e rassicurante.

L’abito sembra uno judogi. Più lo guardo e più sono catturato, curioso di sapere se il disegno corrisponda alla persona, non quello che si vede di Alexandra ma quello che rivela.

Di sicuro è molto somigliante alle sue foto ma io credo che il ritratto, forse proprio perché tracciato da una bimba, contenga aspetti del carattere che solo l’autore, in quell’ora di osservazione, è riuscita a cogliere, come se le avesse guardato dentro, dove ogni dettaglio appare analizzato in profondità.

Qualcuno ha commentato “es schaut dir wirklich ähnlich”, più o meno “ti assomiglia davvero”.

L’altra foto è un triangolo perfetto, una composizione rinascimentale, di una struggente tenerezza, brillante nei colori candidi dei vestiti, una meravigliosa rappresentazione della generosità e della dolcezza. Alexandra poggia delicatamente una mano sul ventre lievitato di una donna, distesa in posizione fetale.

Sembra che le sue dita ascoltino il movimento del bimbo.

Anche noi lo percepiamo.

Con l’altra le accarezza la fronte.

La osserva. Sembra dirle con un sussurro, ma se ben guardate riuscirete anche a vedere il pensiero che passa dalla sua mente a quella della donna “…non ti preoccupare, ci sono qua io, sono con te, fidati, rilassati, andrà tutto bene, ti accompagno io”.

L’espressione di lei è serena, gli occhi socchiusi, sembra dormire, sognare.

Forse sospira, le sue labbra sono atteggiate a un sorriso, e ci fa sapere che dentro di sé non ha solo il bimbo ma quel sentire piano, dolce e delicato, di una mamma che si affida e respira il soffio meraviglioso della vita che porta nel ventre…

Roberta

Ho conosciuto Alexandra ad un corso di Formazione per Operatori Shiatsu Professionisti qui a Roma e lei mi ha catturata subito.

Anche io sono Operatrice Shiatsu dal 2004 e con lo Shiatsu ho ottenuto grandissimi risultati e volevo trovare a Roma una professionista con la quale scambiare esperienze e conoscenze ed anche imparare nuove cose.

E cosi, per caso, anche se il caso non esiste mai, è arrivata lei.

Mi è piaciuta subito, mi è piaciuta la sua semplicità, la sua professionalità e il suo amore per la nostra professione! E cosi ho deciso di proseguire con lei e di integrare le sue conoscenze con lei mie.

Ottima scelta, mi dico sempre! Durante il periodo Covid ci siamo conosciute ancora meglio ed è per questo che ho deciso, insieme a Francesco, di intervistarla e di far conoscere lei ma anche le grandi potenzialità che lo Shiatsu offre e che pochi conoscono.

…ma è tempo del nostro dialogo. 

Roberta: Alexandra, io ti conosco da qualche anno, sono stata tua allieva e mi piacerebbe inserire anche te nel nostro progetto di interviste cioè raccontare quello che fai, quello che hai creato, come formi le persone, quali sono le differenze tra la tua realtà e la nostra in questo tipo di discipline, in particolare nello shiatsu. Inoltre sono affascinata dalla applicazione dello Shiatsu in relazione alla maternità.

Per esempio io stessa ho trovato differenze tra Milano e Roma…

Rispondo in sintesi. Lo shiatsu in Austria è riconosciuto come vera e propria professione comunque non nell’ambito delle discipline mediche o del sistema sanitario nazionale.

In realtà è un servizio di connessione o di supporto alla salute.

Questo vuol dire che chi è autorizzato a praticare questi trattamenti sono solamente operatori che hanno almeno tre anni di formazione professionale con relativo diploma abilitante.

In alcuni ospedali o cliniche si stanno sperimentando tecniche di shiatsu ma la strada è ancora lunga da percorrere e gli esempi sono davvero molto pochi. 

Francesco: Comincerei invece col chiederti della tua storia, da quello che ho letto di te mi sembra davvero interessante.

Come hai cominciato, chi è Alexandra?

Io non sono stata sempre una operatrice shiatsu, avevo una vita molto diversa.

Ho studiato scienze economiche e sociali e dopo essermi laureata ho lavorato per più di dieci anni in ambito pubblico, organizzazione di eventi ma anche nella cultura.

Ho iniziato la mia formazione di shiatsu nel 2004, non ho lavorato in Italia, dove ho vissuto per qualche tempo quando avevo sedici anni, ma mi sono formata sia in Germania sia in Austria e anche in Italia.

A Roma ho frequentato l’Istituto Europeo di Shiatsu e mi è sempre piaciuto imparare da culture diverse.

Ho scoperto poi questo tema della gravidanza, di salute delle donne, di fertilità…

R. Alexandra, prima di continuare forse è importante definire secondo te cos’è lo shiatsu…

shiatsu e maternità…certo, ho scoperto questa disciplina quando ero molto stressata.

Per me era un aiuto per riscoprire la mia sensibilità.

Questo mi ha affascinato. È un metodo di tocco non invasivo ma comunque molto profondo.

A me è sempre piaciuto molto tutto quello che è connesso con la comunicazione.

Già dall’inizio ho considerato lo shiatsu come terapia manuale per attivare il dialogo e la comunicazione tra due persone attraverso il tocco con l’obiettivo di accompagnare la persona a un equilibrio più alto, complessivo, direi in modo olistico.

Non è un metodo per trovare un sintomo e trattarlo, nel senso di curarlo, e neanche un metodo ago pressorio. Diciamo che mette in risonanza le persone…

F. A questo proposito mi ha colpito la frase “sono stata sopraffatta dall’intensa risonanza della vita tra la madre e il bambino nel ventre”.

Risonanza è un termine che mi piace molto e indica una comunione di emozioni.

Puoi spiegare per favore questa tua visione.

Uso il termine risonanza nel senso che gli dà il maestro Akinobu Kishi, che forse non tutti conoscono.

Comunque era un insegnate riconosciuto, assistente del Maestro Masunaga, uno dei maestri qualificati di shiatsu.

Poi negli anni settanta si è separato dal suo maestro e ha fondato un approccio diverso, il Sei-ki.

È piuttosto rivoluzionario, ma riferendosi comunque molto alla filosofia tradizionale giapponese.

Nella pratica, ha portato a considerare come principio fondamentale la sensibilità e il dialogo tra due persone attraverso le mani.

La risonanza in questo contesto è quando due persone si incontrano in uno spazio comune, condiviso.

F. In realtà io avevo inteso il fenomeno come vibrazione personale che viene messa in risonanza dall’operatore con altre onde ma sempre proprie, quelle che hai dentro e che non riesci a far vibrare, se non con l’aiuto dell’operatore.

Per me la risonanza è un fenomeno che si crea tra due persone che sentono qualcosa dentro di loro, che li accomuna, tuttavia la risonanza durante un trattamento non è una cosa che si può programmare, succede.

Ed è una cosa molto importante che produce un potenziale benessere non solo nell’ambito dello shiatsu.

A questo proposito il sociologo tedesco Hartmut Rosa, in un suo libro pubblicato nel 2012 che si intitola appunto “Risonanza”, descrive il fenomeno dal punto di vista della sociologia, un evento che mette in relazione i comportamenti sociali.

F. Interessante, lo leggerò.

In fisica, se non ricordo male, far risuonare significa sottoporre un oggetto ad una oscillazione periodica che amplifica progressivamente quella propria.

Grossomodo intuisco la relazione tra il fenomeno fisico e quello che si instaura tra maestro e allievo.

Ma può anche essere tra te e la musica, per esempio.

È connessione, è sentirsi collegato dentro te stesso ed è uno spazio olistico che comprende tutto, nel quale non è possibile distinguere o dire: adesso sono connesso solo a livello emozionale o solo a livello fisico.

E connessione allo stato puro, ha una qualità superiore che non si riesce ad analizzare in modo razionale.

F. Ho visto che nella tua professione un ruolo molto importante, se non predominante, riveste il “wellmother”, cioè aiutare le donne in gravidanza attraverso lo shiatsu.

Vorrei chiederti se durante il percorso che accompagna la mamma verso una nuova vita è coinvolto anche il papà e in che modo.

shiatsu e maternità

Questo è un fatto molto individuale perché dipende dalle donne.

Ci sono moltissime donne che durante la gravidanza non approcciano a questo metodo e gli uomini in genere sono davvero molto pochi.

Ma sono contenta di dire che il numero degli uomini che si avvicinano allo shiatsu è in costante aumento.

All’inizio spesso per la donna la gravidanza è un fenomeno quasi astratto, non c’è il flusso mestruale, la pancia non cresce subito, le emozioni sono instabili e altro ancora, e anche di più ovviamente per gli uomini.  

Ho avuto recentemente una coppia che aveva una storia piuttosto complicata e difficile alle spalle.

Avevano già una bimba e stavano provando ad avere un altro figlio avendone purtroppo già persi tre  nelle diverse fasi della gravidanza, insomma esperienze traumatiche.

Per lui era veramente complesso o difficile capire che non poteva sentire quello che sentiva lei ma poco alla volta hanno cominciato a prendersi cura l’un l’altra.

Rispettando il fatto di comprendere che ci sono bisogni diversi ed esigenze diverse tra uomo e donna e, insieme , intendo nello stesso periodo ma separatamente e regolarmente, hanno iniziato a fare shiatsu.

F. Viviamo purtroppo un momento piuttosto particolare.

Nascono meno bambini per ragioni molto complesse.

Tu credi che nel tuo lavoro, oltre ad aiutare nella preparazione al parto, si possa parlare di una migliore o maggiore consapevolezza che favorisca il desiderio di mettere al mondo bambini?

Continuo un po’ sugli uomini perché è un argomento interessante, poi rispondo alla tua domanda.

shiatsu e maternità

La ragazza di cui raccontavo prima adesso è incinta e in tempo di Covid si è dovuta sottoporre a tutti gli esami da sola, senza di lui.

Quando poi il compagno è venuto a fare shiatsu mi ha confessato che era un po’ sollevato del fatto di non accompagnarla perché in realtà aveva molta paura.

Ecco, lo shiatsu consente agli uomini di aprirsi ai propri bisogni e anche se la gravidanza va bene spesso questi bisogni dei papà non trovano spazio all’interno della coppia.

Perché i bisogni di una mamma sono sempre più presenti e per gli uomini non è facile trovare una sintonia con questo stato.

Ho avuto anche clienti maschi che in un caso o due ho preparato al parto più che le loro mogli, venivano in studio ogni settimana.

Per loro era importante prepararsi a questo ruolo…

F. …l’avessi saputo l’avrei fatto anch’io per i miei tre figli …

…in un altro caso ho fatto una visita a casa dopo un parto lungo e complicato e lui era traumatizzato, era un’esperienza che non poteva quasi sopportare, del tutto fuori dal proprio modo di essere.

Probabilmente non avrebbe chiesto di sottoporsi allo shiatsu se non avesse avuto questa esperienza , anche se fossi andata a casa loro durante il puerperio.

Le situazioni sono diverse e io invito sempre le donne a fare una sessione pre-parto coinvolgendo anche il papà.

Questo l’ho trovato molto importante non solo per dare a lui qualche rudimento di shiatsu da praticare alla moglie, ma anche per fargli comprendere che cosa sta succedendo.

Per rispondere alla tua domanda di prima, io non ho la sensazione che l’esperienza del parto cambi così tanto il desiderio di avere un altro bimbo.

Quando il parto è stato difficile, c’è più ansia, ci si pone più domande sui rischi che si potrebbero correre.

È una domanda importante che è collegata a tutti gli aspetti della nostra società, economici, sociali.

Io penso all’esempio dell’Islanda, situazione che è molto diversa rispetto alla nostra.

Per quanto ne so sembra un buon sistema che aiuta le coppie giovani ad avere figli.

Lì le donne rimangono incinta presto, ci sono tante coppie giovani con bimbi anche se non hanno ancora finito il percorso di studi o professionale  perché c’è un buon sistema che li accompagna e che permette ai genitori di continuare il loro percorso professionale o di studio.

I bimbi non sono considerati come un “freno” allo sviluppo individuale dei genitori.

Questa è una gran cosa perché da noi avere un bimbo a un’età giovane è sempre connesso all’interruzione della vita professionale, di non avere più la libertà di fare le cose.

E poi quando una coppia decide ad un’età più adulta ci si confronta sempre con i rischi che ci sono.

E veramente complesso e purtroppo viviamo in una società che non motiva le persone a formare presto una famiglia.

Io non credo che tutti devono avere bimbi perché è una scelta libera, personale.

La società suggerisce di non avere bimbi troppo presto ma consiglia anche di non avere bimbi troppo tardi.

Dunque è difficile per le coppie trovare il proprio cammino e il proprio equilibrio.

Vorrei aggiungere che per me è molto importante professionalmente la tematica dello shiatsu riguardo la fertilità, che è un tema olistico, ma non per questo succede che una donna rimanga incinta.

Tuttavia è un accompagnamento durante la fase della vita durante la quale una coppia cerca di avere un bambino.

Può anche essere che si faccia ricorso a sistemi più invasivi, per esempio trattamenti ormonali, l’inseminazione , o la fertilizzazione in vitro che possono avere effetti profondi e complessi soprattutto sulle donne.

È comunque un fatto che lo stile di vita di oggigiorno abbia un effetto negativo sulla fertilità, soprattutto degli uomini per il fatto che a volte bisogna aspettare anche molti anni per raggiungere un risultato positivo.

F. Io penso che le coppie oggi non sono aiutate nella maternità, mancano gli asili, le strutture sanitarie, gli aiuti economici.

Secondo me c’è un calo nel desiderio di procreazione.

E quando manca il desiderio, perché l’unica cosa che ci porta avanti è desiderare di fare qualcosa, è come fermare la vita, dare un limite alla propria esistenza, ai propri sogni.

shiatsu e maternitàIn effetti da noi, in Austria, la situazione di supporto alle nascite, asili nido per esempio, è molto buona, ci sono molte alternative alle donne sul lavoro, per gli uomini che possono condividere il tempo della gravidanza .

Tuttavia ancora oggi il sistema è sempre molto focalizzato sulla distribuzione tradizionale delle parti donne/uomini.

Abbiamo tante strutture, ma sono sempre le donne che portano di più il peso della responsabilità di prendersi cura dei bimbi.

Non è un sistema paritario o equilibrato.

La situazione è diversa e per la mia esperienza, in Austria quando le famiglie hanno un bimbo ne desiderano spesso un altro.

Dall’Italia mi giungono segnali diversi e contrastanti.

Sul desiderio sono d’accordo con te, tuttavia quando il desiderio diventa troppo grande e non si realizza diventa o può diventare quasi un’ossessione.

Oltre al desiderio di avere un bimbo è necessario secondo me desiderare soprattutto di vivere una bella vita sia che vengano i figli sia che non ci siano, perché non c’è mai una garanzia.

F. Hai ragione, ci penso spesso.

Perché quando le coppie hanno dei bimbi, cominciano a parlare solo dei bimbi, non c’è altro argomento se non i bambini e non parlano più tra di loro, delle cose che li accomuna oltre i figli.

Poi quando i bimbi diventano adulti e vanno via, i genitori non sanno più di cosa parlare tra di loro. Ed è triste.

R. È vero quello che dici.

Io ho tre gemelli e all’inizio non riuscivo a capire come si potesse volere bene a tre persone distinte, e anche se è stato complicato, poi è stato molto bello.

E in effetti parlavamo solo di loro.

Subito dopo volevo un altro figlio poi per fortuna non è venuto perché la gestione di tre bimbi è stata una cosa davvero complessa e difficile.

Adesso però sono molto contenta…

F. Torniamo al tuo lavoro.

Vorrei adesso parlare un momento di Suzanne Yates che credo sia stata o sia tua maestra nel Wellmother.

Con lei hai condiviso, così scrivi, “un viaggio di scoperta, comprensione, riflessione e sviluppo”.

Sembra un percorso poderoso e introspettivo.

Puoi spiegare in sintesi cosa intendi?

shiatsu e maternità

Quando ho lavorato per la prima volta con una donna incinta, sono rimasta affascinata e ho voluto approfondire l’argomento.

Poi avevo letto questo libro di Suzanne, maestra di shiatsu, che aveva scritto per le ostetriche (“Shiatsu per la gestante e per il neonato” – Red Studio ed. 2009 – pagg. 222 n.d.r.), e già il libro era una scoperta perché era focalizzato sugli effetti benefici dello shiatsu in gravidanza che di solito non si impara nella formazione generale dello shiatsu.

Poi ho letto che tradizionalmente le ostetriche giapponesi già usavano lo shiatsu da molto tempo e ho capito che è un ottimo metodo per sostenere, aiutare le donne incinta.

Dunque Suzanne stava approfondendo questi aspetti di integrazione tra le due culture.

Negli anni cinquanta la formazione delle ostetriche in Giappone è cambiata, è diventata più orientata verso l’occidente, le tecniche tradizionali non sono più state insegnate.

Sembrava che nel passaggio tra oriente e occidente, si fosse persa la possibilità di utilizzare lo shiatsu anche per le donne incinte, dato che i maestri erano tutti uomini.

Suzanne era l’unica esperta che coniugava i due approcci senza per questo dimenticare la medicina occidentale.

E queste connessioni e integrazioni di visioni per me sono state una scoperta che mi hanno permesso di imparare, approfondire e integrare sempre di più la conoscenza di questa disciplina.

F. Mi fai venire in mente un bel film di Takeshi Kitano, “Zatoichi”, che è la storia di un samurai, massaggiatore shiatsu giapponese, cieco, che aiuta le persone che hanno disagio a star meglio…

R. …in effetti in Giappone c’è stata una fase, prima che venisse riconosciuto ufficialmente, in cui lo shiatsu veniva praticato proprio da persone non vedenti, magari perché hanno una sensibilità più accentuata.

L’ho visto il film e mi è piaciuto molto.

Io sono andata in Giappone l’anno scorso e ho incontrato ostetriche che si identificano ancora come ostetriche “tradizionali”, in giapponese samba, che hanno costruito e gestiscono le loro cliniche.

In Giappone la formazione di queste operatrici, ma direi la medicina in genere, è molto cambiata dopo la seconda guerra mondiale e da loro volevo sapere come oggi il loro lavoro si sia modificato e se sia diverso dalle samba di un tempo, e come integravano lo shiatsu e le relative conoscenze nella loro attività.

In realtà queste ostetriche hanno comunque sempre mantenuto il concetto che il loro lavoro sia quello che deriva dalla tradizione e sembrava che lo shiatsu non fosse una scienza separata da integrare o meno ma una scienza integrata di per sé, quasi istintiva, direi naturale.

Sembrava non avessero una conoscenza teorica dei meridiani, per esempio, ma avevano una qualità di tocco che funzionava, molto ma molto pratico senza tanta filosofia che comunque in Giappone è una concezione olistica, interconnessa con la natura.

Ecco, diciamo che lo shiatsu non è una cosa speciale in questo ambito ma viene praticato quasi inconsapevolmente.

F. Leggo sempre dal tuo sito “…aiutare a connettersi con la saggezza del proprio corpo”.

Tu pensi che il nostro corpo sia davvero così saggio o sia invece intelligente, nel senso che impara da sé e non dagli altri?

Secondo te è il corpo stesso che ha già dentro tutto?