“Il Feldenkrais, il Benessere e come io vedo la vita..”

l’intervista di Francesco Marchese a Roberta

Voi conoscete la storia.

Tuttavia la diremo ancora.

Tutto è già stato detto.

Ma poiché nessuno ascolta,

bisogna sempre ricominciare.

André Gide

chi sono io

Chi è Roberta Gargiulo: una Insegnante Feldenkrais ed una Operatrice per il Benessere

Lo Studio “Benessere con un Tocco” 

Passando il cancello d’ingresso della nuova sede di “Benessereconuntocco si ha come un’impressione di svogliatezza, di quel sentire placido delle persone pigre, dedite come sono a lasciare andare il tempo senza cercare di trattenerlo per piegarlo alla propria volontà. Il nome in qualche modo aiuta.

Anche perché, poco più in là, c’è un villino di nome Felicity.

Che poi, in effetti, il tempo non si piega affatto dato che, come i liquidi, è incompressibile.

Tuttavia il cantiere non finito, qualche calcinaccio alla rinfusa, la piccola betoniera semovente, tubi sparsi e attrezzi da maniscalco poggiati in un angolo dimenticato del piccolo giardino lasciano intendere che ci vuole ancora qualche settimana prima che il tutto funzioni a dovere.

Ma è solo fisicità, esteriorità direi.

Tant’è che è solo una fuggevole impressione dato che appena si incontra Roberta è come imbattersi nell’energia che artiglia e trattiene ogni minuto disponibile.

Mi accoglie con il suo solito sorriso accattivante, franco, aperto, vigoroso come un vento costante e fresco che alita buonumore e serenità.

Non piega le chiome degli alberi ma le accarezza. Forse un po’ rudemente ma tant’è.

È forte Roberta. Gli occhi vivaci che non smettono mai di muoversi, come le mani, sempre vigili e attente, trasmettono carattere: impulsività e allo stesso tempo fermezza.

Come di chi sa bene chi è, quello che vuole essere e chi vuole diventare.

Confesso di essere vagamente a disagio. Intervistare il tuo maestro è come svelare gran parte di me e le mie domande più che a lei dovrei farle a me stesso.

Ho proposto quest’incontro infatti perché sono anche curioso di capire quello che sto facendo e perché lo sto facendo.

Intuisco che anche Roberta ha qualche remora, ci sono voluti un paio di mesi per combinare un appuntamento per l’intervista. Ma sono serviti ad affinare le conoscenze, superare qualche diffidenza. E prepararsi. Io almeno che non sono certo un professionista e che ho dovuto studiare.

Il Luogo “sacro” del Benessere

L’interno “STUDIO” è ancora spoglio, sobrio ma allo stesso tempo elegante. Nessuna concessione al superfluo e immaginare come sarà alla fine della ristrutturazione svela il buon gusto, il desiderio di accoglienza, la voglia di comunicare.

Siamo seduti di fronte, nei giorni passati ho preso appunti, ho preparato domande ma, come vedremo, Roberta è un fiume in piena che è difficile arginare ma non fa paura, anzi, è come navigare controcorrente nelle mani esperte di un capitano di lungo corso. Certo, a volte c’è qualche cascata d’adrenalina, si passa attraverso una rapida quasi incontrollata che ti lancia senza fiato nel vuoto.

Ma è piacevole e stimolante. E dunque ecco com’è andata.

Far star bene se stessi e gli altri può essere il personale “Mandato Celeste”

D. Vorrei intanto iniziare con una parola che mi ha sempre messo di buon umore: benessere.

Che vuol dire stare bene, non fare bene le cose. Tutti noi tendiamo a star bene, è un atto necessario, attiviamo le nostre capacità di relazione, comunichiamo, ci piace il buon cibo, la bellezza, vorremmo che ogni cosa funzionasse come ci aspettiamo e non come nella realtà è.

E tutto questo lo facciamo per noi stessi. Ma tu lo fai anche per gli altri. Vuoi far star bene anche gli altri.

Ora la domanda è: cosa ti spinge o cosa ti ha spinto a indirizzare le tue capacità per il benessere degli altri?

E, seconda domanda che credo sia una domanda retorica: “provocando” il benessere altrui, in che cosa vieni appagata?

Nella professionalità, nella tua anima, nella tua energia.

R. Che cosa mi spinge? Beh c’è stata una propensione da sempre, fin da quando ero piccola. In verità le cose sono abbastanza semplici.

Vengo da una situazione familiare complessa, come ce ne sono tante ovviamente, con un papà molto assertivo e alquanto dispotico.

Quindi avevo sviluppato una sorta di radar che mi faceva capire in anticipo quando la situazione volgeva al peggio.

In pratica mi sono accorta di aver sviluppato una capacità empatica diversa, se vuoi superiore a quanto normalmente avviene.

E questa cosa mi ha aiutato, forse, diciamo per compensare all’esterno quello che vivevo a casa e ho cercato di utilizzare questa mia capacità, la mia intuizione per generare benessere … mi gratificava quando gli altri stavano bene grazie ad un mio contributo. E cosi avevo imparato a far parlare le persone, a raccontarsi .. 

D.…possiamo dire che è stata una necessità interiore …

R. sì, forse per opporre un contrasto, diciamo un freno alla capacità altrui di creare malessere o malumore.

AIUTARE LE PERSONE PER INCONTRARE PARTI SE’

D Ci puoi raccontare come hai cominciato professionalmente?

R. A me è sempre piaciuto il volontariato, aiutare le persone.

Ho cominciato a lavorare presso un’azienda medica, si lavorava in ospedale quindi sempre a contatto con la sofferenza, il dolore, con le persone ammalate dove però ho realizzato consapevolmente che aiutare gli altri a stare meglio, mi sarebbe davvero piaciuto.

In realtà quando ho approcciato queste discipline olistiche è stato per alcune mie difficoltà che non riuscivo a superare da sola.

Cioè mi ero resa conto che il contatto fisico mi creare disagio, una sorta di imbarazzo, come un entrare in una sfera altrui molto privata.

E quindi ho fatto due cose. Da una parte sono andata a ballare (…e qui gli occhi di Roberta “ridono” e le mani vibrano) e quindi sei costretto a ballare con un partner, la danza impone contatto fisico, sensualità.

Diciamo che sono stata fortunata perché ho trovato un partner fisso molto professionale e preparato e ho superato almeno questa prima parte di difficoltà.

Poi ho affrontato i primi approcci con i massaggi.

Diciamo che è stata una forma di terapia e così, poco alla volta, mi sono lasciata andare e ho cominciato a capire che poi non è così pericoloso il contatto fisico che ogni persona sa stare al proprio posto. 

Il tocco leggero rilassa, allenta le pressioni fisiche e mentali  e cambia lo stato emotivo, questo è benessere e basta. E oggi posso dire con certezza, che il massaggio è davvero bellissimo ed è una vera e propria forma d’arte oltre che molto utile allo star bene delle persone.

Il Massaggio e il Tocco come Arte Terapeutica professionale

D. Bene, da queste esperienze personali, come è nata poi la parte professionale?

R. È che a un certo punto della mia vita, vuoi anche per difficoltà che avevo avuto in ambito lavorativo, nell’azienda in cui lavoravo, volevo fare un salto di qualità, dedicarmi a qualcos’altro e a un certo punto mi sono detta: sono grande (in realtà Roberta ha detto “ho quasi q… anni”), o lo faccio adesso o invecchio e dunque ho deciso di iniziare. Ovviamente il passaggio non è stato immediato, avevo un altro lavoro.

Diciamo che è stata una sfida che poco alla volta si è concretizzata.

D. Naturalmente le cose non si fanno perché uno sa le cose a priori ma perché prima si imparano, poi si sanno e alla fine si insegnano. Raccontaci come hai imparato queste tecniche o, se vogliamo, discipline.

Magari prima parliamo di Feldenkrais e poi di tecniche di massaggio.

R. Intanto devi dirti che io vengo dallo sport, da ragazza ne ho fatto tanto e mi sono resa conto che se tu ti impegnavi tanto avevi comunque dei risultati positivi, intendo sia risultati “estetici” ma non solo, con lo sport ho imparato e controllare meglio le mie emozioni, a sviluppare la tenacia ed anche a controllare lo stress al quale oggi siamo tutti sottoposti.

A un certo punto, per varie circostanze che sarebbe lungo da raccontare mi sono avvicinata di più ad una visione che avesse al centro il rispetto dell’uomo più che lo sport in sé.

Quindi alle attività che avessero la persona come punto focale. Ad esempio ho fatto moltissimi anni yoga e dunque avere un corpo che innanzitutto funziona, la plasticità e duttilità del proprio corpo.

E anche in questo caso, partendo dalla medicina tradizionale, da cui provengo, ho iniziato a percepire che il benessere non è solo stare bene.

In realtà si può stare bene fisicamente ma avere molti disagi interiori.

E che lo stare bene è fatto da tante cose, come ad esempio un massaggio che in realtà viene visto o percepito come unicamente relax mentre in realtà è una vera e propria forma di terapia.

Tuttavia questo non vuol dire che è una cura, una medicina che ti fa guarire da una malattia ma è una forma di terapia che ti permette di star meglio con te stesso, e di conseguenza di relazionarti meglio con il tuo corpo e con gli altri.

Diciamo che ho sempre vissuto come una particolare sfortuna non aver fatto medicina poi mi sono detta che in realtà se fossi diventata medico mi sarei avvicinata meno a queste discipline perché mi sarei sentita già competente e al di sopra delle parti.

Paradossalmente invece partire dal basso mi ha fatto avvicinare e scoprire qualcosa che altrimenti non avrei potuto imparare.

Imparare a passare da un “tocco” scolastico ad un “tocco” professionale e personale richiede anni di studio, pratica e passione

D. Abbiamo detto che c’è stato questo studio intenso, approfondito di varie discipline e che è stato importante.

Vorrei, se mi permetti, suddividere le attività in due categorie principali, se ho ben capito:

  1. Laboratorio Feldenkrais e tutto quel che ne consegue (Ton Up, pavimento pelvico ecc.);
  2. Benessere con un tocco, disciplina che attiene alla famiglia, passami la semplificazione, dei “massaggi”.

In una sintesi brutale, perdonami, il ruolo della persona è attivo nel primo e passiva nel secondo. Cominciamo dal primo. Riconosco di non aver mai sentito parlare di Felden, del resto non ho sentito parlare di miliardi di altre cose.

Tu parli di “consapevolezza nel movimento”. Puoi per favore spiegare in cosa si esplicita?

R. Intanto significa capire il proprio corpo e riuscire a muoversi come vuoi.

E questo lo vedo prima su di me, nonostante ci lavori da tanto tempo.

Come ti ho detto a me piace danzare, ogni tanto vedo un ballerino, facciamo delle lezioni insieme, lui mi fa vedere dei movimenti che a me sembrano semplici, li faccio e mi appaiono perfetti.

Poi mi guardo allo specchio e mi accorgo che il risultato e tutta un’altra cosa.

Però sono convinta di farlo uguale, esattamente uguale e forse anche meglio.

E questo non è consapevolezza ma imitazione nel senso che consapevolezza è quando tu inizi a pensare al movimento di quel muscolo e lo muovi in modo funzionale al movimento che hai pensato e che gli hai trasmesso.

Lavorare in quest’ambito mi ha fatto capire quanto, in generale, le persone siano scollegate dal corpo e il lavoro che faccio è proprio quello di avvicinare quanto più possibile la mente, cioè quello che pensiamo di trasmettere, al risultato finale, vale a dire il movimento.

E dunque, in estrema sintesi, proprio la consapevolezza del movimento.

Migliorare l’immagine che abbiamo di noi stessi, ci aiuta a vivere meglio

D. Dunque noi ci muoviamo quasi sempre in modo inconsapevole. È corretto dire che riappropriarsi delle capacità di riorganizzare il nostro corpo porta ad un maggior benessere non solo fisico? Una migliore capacità di relazione?

R. Direi proprio di sì. Per esempio per mia esperienza personale, quello che ho notato sia con il Feldenkrais che con i massaggi, è vedere persone che nell’arco di un tempo ragionevole miglioravano notevolmente il proprio modo di muoversi e di stare con sé stessi.

Ho visto tante persone iniziare le lezioni di gruppo che davvero facevano fatica a seguire le indicazioni di movimento che davo, ma ad un certo punto si trasformavano in CIGNI, ed io con loro !

Mi  stupisco sempre quando vedo alcune trasformazioni dopo un anno o due di lavoro insieme, direi il bruco che diventa FARFALLA!

Però quello che ho sempre visto non è solo una trasformazione fisica ma mi rendevo conto che quella persona cambiava anche il proprio modo di pensare o modo di essere, di relazionarsi, in un certo senso maturava.

Diciamo che un conto è la comprensione cerebrale, io posso comprendere un ragionamento, posso capire, posso studiare. Ma comprenderlo anche con il corpo rifinisce e completa la personalità degli uomini e delle donne.

D. Tu hai detto di aver visto delle persone che poco alla volta hanno acquistato tutt’altra elasticità.

NON è TUTTO ROSA E FIORI

Ma nella tua esperienza ci racconti di un episodio molto positivo, che ti ha soddisfatto pienamente di qualcuno che hai aiutato a essere migliore e, al contrario, di uno che diciamo ti ha deluso o che non aveva alcuna voglia?

R. Mi è capitato, anche qui nel gruppo di Roma, di avere persone che sono arrivate all’inizio e che non riuscivano nemmeno a stare sedute, neanche a camminare figurati.

E nell’arco di qualche tempo vederle frequentare i corsi tenacemente e cambiare non solo il loro modo di muoversi ma anche il modo di rapportarsi con gli altri.

Magari quella persona è consapevole magari no, però vederla migliorare mi fa molto piacere, e questo vuol dire che il lavoro fatto è efficace. Lungo, difficile ma efficace.

Mi è capitato un altro caso a Milano di una persona che aveva più o meno settant’anni.

Era venuto per un infortunio alla spalla e il suo medico gli aveva detto che non avrebbe potuto più alzare il braccio.

Tuttavia in breve tempo questa persona ha addirittura ripreso a camminare sulle mani con i piedi in alto come faceva quand’era ragazzino.

Per me è stato più che un successo perché, oltretutto, era una persona estremamente chiusa e riservata.

Ed è diventato affettuoso, aperto. Ecco, è uno di quei casi che ti fa amare quello che fai.

Poi invece ci sono dei casi di persone cosiddette impermeabili dove in principio inizi a ottenere qualche risultato ma poi scatta quella che viene chiamata in psicoterapia la “paura del cambiamento” e in pratica tornano indietro.

Facciamo un esempio, una persona sta male affettivamente. Tu lavori su vari livelli e la persona poco alla volta diventa consapevole, non solo del movimento corporeo ma in qualche modo prende coscienza di sé, del fatto che ha una vita affettiva spiacevole o non pienamente soddisfacente.

E arriva il punto in cui quella persona deve decidere: o fa qualcosa, qualsiasi cosa, e quindi cambia prospettiva e gli schemi che aveva precostituito e secondo i quali viveva, oppure è meglio che non sappia e va avanti diciamo nell’incertezza.

Quindi tornano indietro perché molto spesso le persone non vogliono mettere in discussione il proprio modo di essere, magari per pigrizia o paura.

Magari anche la paura di far male o far star male chi ti sta a fianco. Ho visto tante motivazioni diverse.

Per esempio ti racconto di una signora, qui a Roma: abbiamo cominciato un lavoro meraviglioso, una di fronte all’altra, una empatia straordinaria quando a un certo punto è scappata a gambe levate.

Diciamo che si stavano mettendo a nudo troppe cose e non tutte avrebbero voluto essere svelate o potevano avere una soluzione efficace o riposizionate in un contesto più equilibrato.

Il Movimento consapevole parte da un’attenzione approfondita di se stessi

D. Cambiamo argomento e parliamo di Ton Up, un’altra cosa che mi incuriosisce molto. Ho partecipato ad una sola lezione, devo dire ne sono uscito disarticolato alquanto. Tuttavia, alla fine ho percepito, a parte il dolore muscolare, una maggiore elasticità.

In cosa si differenzia una lezione di Ton Up, da una di posturale o di pilates, per esempio? O di qualsiasi altra forma di, passami il termine semplificato assai, “palestra”?

R. Pilates è una filosofia ben precisa, segue un disciplinare e un metodo ben codificato e a mio avviso molto efficacie. Il Feldenkrais è un metodo un po’ particolare che a me piace definire “Meditazione nel Movimento” .

Il Ton Up o meglio Tonificazione posturale è un’altra cosa ancora, è una ginnastica che mira a tonificare il corpo e a renderlo più agile, resistente e forte. Ai miei allievi piace un po’ meno, forse perché la maggior parte di loro preferisce fare movimenti più lenti e meno faticosi.

La consapevolezza pelvica fa paura 

D. A proposito del “pavimento pelvico” che ammetto mi fa molto ridere, e forse mi mette anche un po’ a disagio, mi piacerebbe sapere come hai approcciato questa disciplina così particolare, cosa ti ha incuriosito, qual è la finalità, quali risultati può dare e come potrebbe migliorare la sensibilità o la consapevolezza di quelle parti del nostro corpo che riteniamo stiano in pace?

R. Di pavimento pelvico se ne parla da almeno dieci/quindici anni, prima non se ne parlava affatto. In sintesi molto sintesi, il pavimento pelvico è una zona piccola ma che coinvolge molti aspetti della nostra vita e tutti assolutamente importanti: funzione sessuale, eliminatoria (urina e feci), respiro, postura e movimento ecc.  

Quindi come puoi capire questa piccola parte coinvolge tutti gli aspetti della nostra vita ed è per questo che mi sono “appassionata” a questo tema.

D. …in effetti tutto questo attiene al fine ultimo della consapevolezza di sé stessi …

R. …certo, perché tu sei abituato a percepire il tuo corpo che ha determinate riduzioni, di movimento, di pensiero, di quello che vuoi, nel senso che tu ti indentifichi così, tu sei quella persona che ha quelle difficoltà, o facilità.

Ma se quelle difficoltà iniziano a spostarsi e a ridursi, contemporaneamente il tuo essere persona si modifica e cambia. Quindi sei più sicuro, ti senti più bello, più accettato, hai il diritto di dire sempre la tua, mille cose ancora …

D…si può dire che al nucleo fondamentale della nostra personalità, che è inamovibile, aggiungiamo alcune altre caratteristiche e quindi accresciamo il nostro modo di essere ancorché, ovviamente, rimaniamo sempre gli stessi …

R …diciamo che veniamo aiutati a capire meglio alcuni lati oscuri che non conoscevamo.

Facciamo un esempio se una persona si sente brutta o goffa per svariati motivi, migliorando il proprio modo di muoversi e di percepire sé stessa cambia anche il modo di relazionarsi con gli altri .

Quindi trasmette una energia diversa nascono nuovi desideri, nuovi sogni e piano piano anche la vita personale si trasforma e chissà magari arriva anche un nuovo amore ! Io tutto questo lo trovo magico!

“Una risposta globale alle tue necessità di benessere

D. Per avere, cito il tuo sito web, “una risposta globale alle tue necessità di benessere”, hai indirizzato i tuoi studi, che penso siano stati e sono molto impegnativi, verso le tecniche di massaggio.

Leggo, sempre dal sito: olistico bioenergetico, emozionale californiano, decontratturante schiena e collo, equilibrium touch, linfodrenaggio, manipolazioni, shiatsu, riflessologia e via di questo passo.

Premesso che sono curiosissimo del “massaggio californiano” che mi figuro già si svolga a bordo piscina sul Sunset Boulevard, nelle mani un aperitivo con ombrellino e oliva, mi piacerebbe invece sapere il perché di questa scelta così variegata e quali studi specifici hai dovuto sostenere per ogni singola disciplina.

R. Diciamo che oggi si sente la necessità di una scelta variegata, un’offerta multidisciplinare. Le tecniche sono tutte diverse e si adattano ad esigenze diverse. Poi se ti appassioni a quello che fai, come è successo a me! Imparare tante tecniche diventa davvero affascinante!

FELDENKRAIS, una pratica d’elite?

D. Ritorniamo per un attimo al Feldenkrais. Tu mi hai detto che è una tecnica non proprio recente ma che solo da poco ha preso piede, forse un po’ di nicchia.

Io immagino che gli allievi siano preparati e conoscano l’argomento. Secondo te cosa si aspettano da questa disciplina? Muoversi meglio, essere più elastici, oltre a trovare, immagino, anche un gruppo di persone con cui condividere …

R. Io non offro una palestra, non offro una SPA, io voglio creare un posto di aggregazione e di condivisione e soprattutto di BENESSERE .

Un luogo dove chi viene non compra una prestazione e basta ma dove può incontrare in primo luogo se stesso o se stessa.

Ecco, vorrei creare questo perché secondo me oggi siamo tutti un po’ soli.

Massaggi si, massaggi no

D. Per il gruppo massaggi invece ho percepito che la questione “persone” sia più delicata.

Spesso si fraintendono i gesti, a volte l’immaginazione si indirizza verso l’erotismo più che il benessere inteso come un tutt’uno tra corpo e anima.

E questo, non è difficile intuirlo, riguarda noi maschi, tiriamo fuori il peggio di noi, l’animale che abbiamo dentro, per citare il titolo di un recente libro di Francesco Piccolo.

Ora non vorrei parlare di questo, che riguarda più la maleducazione che una serena convivenza tra persone libere, ma mi interessa sapere quali possono essere i meccanismi (solitudine, per esempio, desideri malaccorti …) che possono portare alla sgradevolezza e a comportamenti erronei.

E infine come riesci o sei riuscita a gestire difficoltà in quei momenti che sono, ahimè, rischiosi assai?

R. È una domanda molto interessante e il perché proprio non lo so. Fra l’altro, grazie del suggerimento, leggerò questo libro!

Uomini e donne sono diversi infatti sono stati fatti per incontrarsi .. forse a metà strada, in un punto specifico dove ancora non si riesce ad incontrarsi!

Ma io ho questo sogno nella mia testa ed ecco perché mi piace lavorare sia con le donne che con gli uomini . Oggi c’è molta confusione nel massaggio e le prestazioni sessuali sono una facile esca per molti. E’ importante essere chiari nelle proposte senza aver paura di offendere l’altro.

D. Fra tutti quelli con i quali sei venuta in contatto, immagino tu abbia una enorme casistica di “personaggi” che come dice il poeta stanno sulla scena del mondo; puoi, se vuoi, raccontarmi quale di questi ti ha più colpito o suggestionato, una donna per esempio, nel senso che ha cambiato lei te.

R. Devo dire in tutta sincerità che sono stati più gli uomini che mi hanno più influenzato e che, in un certo senso mi hanno cambiato.

Averci così a che fare mi ha decisamente cambiato, in meglio ovviamente. Ho scoperto un modo di vedere le cose molto diverso dal femminile ma in fondo le paure ed il senso di inadeguatezza molto simili anzi per certi versi gli uomini sono molto più soli delle donne perché non sanno con chi condividere le loro paure perché spesso devono mantenere una “facciata” che gli costa davvero tanto.

Siamo fragili, tutti e questa è la verità! Noi donne siamo più abituate a condividere, a parlare di noi e dei nostri problemi.. gli uomini se si lasciano andare, spesso sono visti come poco virili e questo li ferisce.

Uomini e Massaggi – Uomini e Feldenkrais

 D. Faccio ammenda per tutti gli uomini stupidi che hai dovuto sopportare.

Senti, invece molto spesso tu ci hai invitato, la tua curiosità è sapere da noi uomini, e siamo solo in tre purtroppo, quali sono gli interessi o la percezione diversa che hanno gli uomini rispetto alle donne nell’approcciare queste discipline.

Io potrei dirti anche la mia, anzi te l’ho già detta e a fine intervista la inserisco.

Ma mi interessa sapere invece secondo te, nella tua esperienza più che decennale, perché ci sono così pochi uomini?

R. Bah, secondo me perché agli uomini piace o dove si “rimorchia” (la risata di Roberta è fragorosa e contagiosa), cioè dove ci sono donne alla loro portata, oppure piace loro lo sport in tutte le sue declinazioni e sembra sia il massimo della vita, non ne possono proprio fare a meno.

Oppure ci sono e per fortuna ce ne sono, uomini un po’ più curiosi che cercano di capire anche un universo che non gli appartiene o meglio che pensano che non gli appartenga. 

Io penso una cosa, il Feldenkrais non è molto conosciuto e chi lo conosce pensa sia qualche cosa di molto noioso per persone grandi… e cosi presto si fa a fare 2 +2 .

La fiducia come costruzione di rapporti di crescita duraturi

D. Senti Roberta, tu fai questo lavoro, le persone vengono da te e dunque hanno fiducia in te. Ma tu guardandoti dentro o meglio, guardandoti allo specchio perché pensi che le persone abbiano fiducia in te?

R. Me lo sono chiesto molto spesso anche io.

Più che le tecniche, che sono ovviamente importanti e che danno la percezione della professionalità di chi ti sta davanti, io penso che alcune persone cerchino un lato umano che da altre parti non riescono a trovare.

Anche semplicemente per dire “se parlo c’è qualcuno che mi ascolta e che mi può capire”. Penso questo fondamentalmente perché quando ti senti compreso e accettato ti viene spontaneo fidarti, cosa che non avviene in una palestra dove ci sono tante persone con esigenze diverse.

Ed è la stessa cosa di quando vai dal medico, magari è bravissimo ad operarti ma quando hai una crisi di pianto, per esempio, quello ti accompagna fuori perché ha altre visite da fare e, per soprammercato, ti chiede di pagare la parcella, magari al nero.

D. Bene, siamo in chiusura di questa intervista che confesso mi ha un po’ lasciato in apnea, tenerti testa non è facile per niente. A volte sono andato a braccio, molte emozioni spesso contrastanti.

Volevo in sintesi ripercorrere alcune parole chiave che mi ero scritto e che mi sembra rappresentino una buona sintesi di quello che ci siamo detti: discipline olistiche, dolore fisico emotivo, recupero funzionale, integrazione, non sentirsi soli, consapevolezza, fragilità, tonificazione, disciplina, miglioramento di sé stessi, pavimento pelvico, duttilità, plasticità, sessualità e sensualità e le difficoltà per portare avanti tutto questo.

R. Esatto, riassumo: io voglio fare questo perché mi piace farlo, ne sono consapevole e il piacere che mi da fare queste cose supera qualsiasi difficoltà o impedimento. Sono viva e sono contenta.

D. Ottima sintesi. Adesso però devi fare un po’ di pubblicità al tuo nuovo studio.

R. Cosa dire Francesco, è un posto che mi piace tanto … diventerà un OASI per molti e per molte! Un posto dove sentirsi al sicuro!

D. Ultimissima domanda. Tu hai dedicato tempo e denaro a questa professione che ti appaga e di cui sei davvero molto contenta. Ma se non avessi fatto questo, cosa ti sarebbe piaciuto fare, a parte il medico?

Qual era il tuo sogno di bambina?

R. La ballerina.

E qui la risata di Roberta è stata contagiosa e liberatoria. Le mani e le spalle si sono mosse elegantemente tracciando maestosi segni nell’aria. Poi abbiamo parlato d’altro, ci siamo offerti un cioccolatino e, ad essere sincero, ho ricominciato a respirare. O almeno ad avere la consapevolezza che il respiro è importante e necessario per andare avanti.

In ultimo ho promesso di dire il mio perché a tutto questo. Ed eccolo.

Perché un uomo dovrebbe partecipare a incontri Feldenkrais? Intanto perché è un uomo e dunque perché no.

Che è una domanda retorica a risposta definita e prevedibile. Perché è curioso? Ma perché, chi è che sa perché ci si innamora?

Che equivale a dire “perché qualcuno dovrebbe fare una esperienza che non conosce se non la conosce?” E se non la conosce perché proprio quella e non altre?

Gli uomini, intendo i maschi, sono persone logiche e non razionali: che, come tutti sappiamo, ragione e logica non sono la stessa cosa.

Pertanto, il logico cerca tra tutte le soluzioni possibili quelle attengono alla soluzione multipla di un problema – le curiosità per esempio – che sono s